La legge del mercato

Dopo i Dardenne, anche Stéphane Brizé ragiona sulla "moralità" del lavoro, oggi. Con un grandissimo Vincent Lindon, premiato a Cannes

28 Ottobre 2015
3,5/5
La legge del mercato
Vincent Lindon in La loi du marché (The Measure of a Man)

51 anni, da 20 mesi disoccupato, 500 euro al mese di sussidio, la vita di Thierry è fatta di colloqui (anche su Skype) e trattative (con la banca, con ipotetici acquirenti dell’amata casetta mobile al mare), di momenti quotidiani in famiglia (una moglie e un figlio con qualche ritardo) e di momenti di svago (un corso di ballo con la moglie). Poi, finalmente, arriva il lavoro: addetto alla sicurezza di un supermercato. E Thierry, inappuntabile come di consueto, sarà ben presto messo di fronte ad una situazione difficilmente “negoziabile”.

È molto difficile non pensare all’ultimo film dei Dardenne (Due giorni, una notte), presentato a Cannes 2014, di fronte a La loi du marché di Stéphane Brizé, in Concorso lo scorso maggio sulla Croisette: le analogie sono molte, a partire dall’argomento comune, quello del lavoro e delle implicazioni sociali contemporanee, poi un rigore e al tempo stesso la scelta di un percorso “semplice” per seguire un personaggio chiamato a far fronte ad uno dei mali del nostro tempo.

La differenza sostanziale tra il film di Brizé e quello dei Dardenne – uniti comunque da due grandi interpretazioni, allora Marion Cotillard, stavolta il sempre convincente Vincent Lindon (premiato a Cannes) – è soprattutto di carattere strutturale: in Due giorni, una notte la protagonista (depressa, apatica) doveva far di tutto per convincere i colleghi a rinunciare a dei bonus in modo tale che lei non perdesse il lavoro, mentre Brizé si concentra su un personaggio che, una volta riottenuto un impiego, viene messo di fronte ad un impietoso dilemma morale.

Brizé si prende il tempo necessario per creare i giusti presupposti di un finale coerente, in linea con quanto mostrato fino a quel momento della vita di Thierry, uomo giusto ma mai accondiscendente, marito premuroso e tenero padre, disposto sempre a rimettersi in gioco pur di garantire lo stretto necessario alla propria famiglia: mai una scena madre, o cadute nel patetico, il film sceglie una linea di condotta austera ma non per questo insincera. E la mantiene anche nel momento cruciale, quando Thierry è costretto, suo malgrado, a smascherare prima qualche taccheggiatore occasionale, poi alcuni colleghi del supermercato dediti a lucrare sulle fidelity card o a nascondere qualche buono sconto.

Gente disperata, forse più di lui: e quando “la legge del mercato” viene messa di fronte alla “misura di un uomo” (splendida contrapposizione a cui fa riferimento anche il doppio titolo del film) bisogna per forza di cose prendere una decisione. Soccombere e disumanizzarsi, o smettere la divisa di un sistema che non accettiamo più. Chapeau.

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