La Gomera

Fischi per fiasco? Non esageriamo, ma ci siamo capiti. In Concorso, il thriller metalinguistico di Corneliu Porumboiu non acchiappa

18 Maggio 2019
2/5
La Gomera

Un poliziotto disilluso o forse solo ambiguo, Cristi (Vlad Ivanov), raggiunge l’isola delle Canarie La Gomera per incontrare la femme fatale Gilda (Catrinel Marlon): non è una meta qualsiasi, vi si parla una lingua fischiata unica al mondo, El Silbo, che potrebbe tornare assai utile, non fosse altro che per scopi criminali.

Per la prima volta in Concorso a Cannes, dove era assiduo frequentatore di Un Certain Regard, il romeno Corneliu Porumboiu scrive e dirige La Gomera, titolo internazionale The Whistlers, ovvero “I fischiatori”.
Allontanandosi dall’abituale realismo, mischia lingue e generi, dal western al poliziesco, dal thriller al noir, facendo del “povero Cristi” l’ingranaggio eletto di un gioco complesso, in cui il doppiogioco è la regola, la dissimulazione regna e il futuro è incerto.

Tra Bucarest e La Gomera, i gangster stringono la morsa, i soldi in ballo sono tanti e custoditi nel proverbiale materasso, Cristi si giostra con fatica tra le donne, la madre vedova, il procuratore Magda (Rodica Lazar) e, appunto, Gilda, e mentre la storia si intorcina tra specchi, trappole e finte il film scopre la propria natura riflessiva e analitica, trova John Wayne, il modello hitchcockiano e, appunto, il coté metalinguistico.

Ma se talvolta si sorride, qualche altra un poco ci si interessa al vortice finzionale e fittizio, La Gomera al più si risolve in un esercizio di linguistica generale, dividendosi in troppi generi e registri per coinvolgere lo spettatore: l’arco thriller è moscio, i personaggi non acchiappano, sarebbe troppo punitivo liquidarlo in “fischi per fiasco” ma ci siamo capiti.

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