La canzone del mare

L’ultima bambina foca in una struggente animazione irlandese: regia di Tomm Moore, con un occhio a Miyazaki

22 Giugno 2016
3,5/5
La canzone del mare

1981, un’isola al largo dell’Irlanda, dove vivono il guardiano del faro Conor, la moglie Bronagh, il figlio Ben, il cane Cú. Bronagh una notte scompare, lasciando la neonata Saoirse che sei anni dopo ancora non parla ed è vittima del risentimento del fratello Ben, che l’associa alla perdita della madre. Ma non è quel che sembra: complici un corno di conchiglia e un cappotto di foca, Saoirse rivelerà la propria natura di bianca, magnifica selkie, una creatura mitologica irlandese che vive come foca in acqua ed essere umano in terra.

Dal regista di The Secret of Kells, il nordirlandese Tomm Moore, un’altra – è la sua opera seconda – animazione di gusto e sostanza: La canzone del mare, meritoriamente in cinquina agli ultimi Oscar, abbina mirabilmente romanzo di formazione e folklore, formato famiglia e mood ambientalista senza rinunciare alla verità, ovvero alla tristezza dell’ultima bambina foca e della sua umanissima avventura.

Animazione tradizionale in 2D, associa personaggi dai tratti schematici a paesaggi suggestivamente delineati, fatti di luce, umidità ed eredità pittoriche, lega le musiche composte da Bruno Coulais alla tradizione della band Kíla, evocando i capolavori di Hayao Miyazaki.

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