Io c’è

La nascita di una nuova religione chiamata Ionismo: la buona commedia di Alessandro Aronadio

30 Marzo 2018
3/5
Io c’è

Tu sei il tuo Dio. Noi vietiamo il tofu. Non c’è alcun dress code. Questa vita è qui e ora e il paradiso o l’inferno dipendono da come la vivete. Il peccato non esiste. Sono solo alcuni dei suggerimenti, non ci sono i comandamenti, della nuova religione chiamata Ionismo. 

Questo credo è stato inventato di sana pianta da Massimo (Edoardo Leo), il proprietario di un bed and breakfast ormai ridotto a una fatiscente palazzina con pochi clienti e troppe tasse. Per sopravvivere lo scaltro quarantenne deciderà di trasformare il posto in un luogo di culto e di fondare una sua religione. Nascerà così la prima fede che mette l’Io al centro dell’universo. Ad accompagnarlo in questa missione verso l’assoluzione da tasse e contributi ci saranno anche la sorella (Margherita Buy) e uno scrittore senza lettori che si rivelerà l’ideologo perfetto del nuovo credo (Giuseppe Battiston).

E’ questa la storia del nuovo film di Alessandro Aronadio. Dopo Orecchie il regista romano decide di affrontare un tema così intoccabile come la religione. E soprattutto decide di riderci sopra. Lo affronta da ateo, ma senza mai ridicolizzare chi crede. Anzi. Sta di fatto che in un momento di crisi sarà proprio un prete ad indicare la strada giusta da percorrere al ciarlatano ormai diventato un inconsapevole guida dello Ionismo. Io c’è riflette quindi sull’importanza del credere e sulla responsabilità delle religioni. 

Da sempre l’essere umano ha bisogno di risposte e rassicurazioni e di storie, non importa se esse siano vere o false, l’importante è che ci facciano addormentare sereni la sera. Di sicuro la storia di Aronadio, scritta insieme a Renato Sannio, Edoardo Leo e Valerio Cillio, è una di queste.

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1 Comment on "Io c’è"

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Claudio
Ospite

Tentativo infruttuoso di “commedia riflessiva”.
Partendo dal presupposto che, a prescindere dalla religione, se si crede veramente in qualcosa, specie in se stessi, si possono fare grandi cose, il film si snoda in un impasto incoerente di filosofia spicciola, con situazioni inverosimili, a tratti patetiche e al limite anche del ridicolo.
Il protagonista crede di essere una star del video, ma per essere grandi ci vuol ben altro.
Dispiace vedere la Buy coinvolta in progetti così.
E’ vero che nel cinema le idee contano, ma conta di più il modo con cui vengono rappresentate.

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