Il Varco

Wu Ming 2 scrive con i registi Ferrone e Manzolini un felice esperimento narrativo, in Sezione Sconfini a Venezia76

4 Settembre 2019
3,5/5
Il Varco

Solo video d’archivio compongono una narrazione eterodiretta dalla mano autoriale e registica di Wu Ming 2, del collettivo anonimo (o pseudonimo) di scrittori dietro a romanzi del calibro di Q e Altai, Federico Ferrone e Michele Manzolini.

Un progetto ambizioso solo a considerare la portata del lavoro di documentazione, di ricerca, di mixaggio e montaggio di centinaia di ore di materiale video. Il tutto per raccontare “solo” una storia nuova. La storia di un soldato italiano, nato da madre russa, spedito verso la patria materna anche perché ne parla la lingua.

Ma non appena il treno comincia a muoversi, ce ne scordiamo e il protagonista, una voce narrante mai esattamente associata a una figura (impossibile, se si interpreta il film come una lunga soggettiva dei suoi occhi), diventa un soldato come tanti, anzi, tantissimi.

E ci scordiamo anche del lavoro dietro a Il Varco. Siamo stipati dall’altra parte della camera, cullati da un pensiero inquieto, una sensazione di claustrofobica disperazione che, da sottopelle, avanza e riemerge con sempre maggiore allergia.

È un bel racconto, questo film, che fa necessariamente qualche compromesso col ritmo e con la struttura cinematografica. È un ibrido, lontano da entrambi i suoi parenti, cinema e audiolibro, un diario visivo donato al presente, e con riferimenti didascalici al presente (i luoghi della campagna di Russia sono gli stessi dove oggi questa combatte con l’Ucraina), da un passato ordinatamente archiviato eppure, forse, troppo a lungo lasciato lì a impolverarsi.

La parola più giusta per definirlo è: esperimento. Ma non un Frankenstein, un esperimento felice. Con deroghe alla narrazione, e quindi difetti tecnici, de-formazioni, nelle quali possiamo però scoprire nuove forme, preziose e diverse, se non uniche, da tutto ciò cui siamo abituati.

A rifletterci anche solo superficialmente, rendere storia materiale non originariamente pensato per essa può applicarsi a decine di altre situazioni contemporanee (videogiochi, social network, et cetera). Forse non il prossimo passo dell’evoluzione narrativa, ma un sentiero possibile, misterioso e affascinante.

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