Il segreto dei suoi occhi

Versione hollywoodiana del film di Campanella premiato con l'Oscar: non tutti i remake vengono col buco

10 Novembre 2015
2,5/5
Il segreto dei suoi occhi

Se siete tra quelli che si stanno domandando perché gli americani hanno voluto rifare un film argentino a cui hanno dato l’Oscar solo pochi anni fa, sappiate che 108′, tre star internazionali e un paio di varianti non bastano a risolvere l’arcano. Il segreto dei suoi occhi USA resta un’operazione per molti versi imponderabile, i cui esiti si rivelano assai inferiori a quelli raggiunti dall’originale.
La presenza simultanea della star in ascesa Chiwetel Ejiofor e di due primedonne come Nicole Kidman e Julia Roberts suggerisce la volontà di realizzare un grande film di attori a discapito di tutto il resto (a partire dalla regia di Billy Ray, anonima): peccato che il terzetto tutto insieme non abbia nemmeno un’unghia del carisma di Ricardo Darín, il detective che nell’originale era ossessionato dal caso di una donna stuprata e uccisa da un protetto dell’esercito  – erano gli anni della dittatura argentina.
Nel remake USA la vittima è la figlia di una collega (Roberts) di un poliziotto dell’antiterrorismo (Ejiofor), lo sfondo è la guerra ad Al-Qaida e il carnefice un infiltrato di una moschea di Los Angeles sospettata di essere un covo di jihadisti. Anche in questo caso la ragion di Stato finirà per insabbiare il caso garantendo l’impunità al presunto colpevole. Passano 13 anni, ma il detective non dimentica…
Crisi della giustizia e tentazione della vendetta si saldano sotto il segno dell’ambiguità morale da classica narrazione post 11 settembre. Il film ricorda per certi versi Prisoners di Villenueve, con l’aggravante di farlo rimpiangere su tutta la linea.
Manca compattezza narrativa, ritmo, intensità. I personaggi principali delineano tre linee di racconto che non si incontrano mai. Mentre l’indissolubilità di passato e presente è riprodotta dal montaggio in modo piuttosto meccanico. Difetta poi di aderenza storica, come se l’escamotage della guerra al terrore fosse un po’ appiccicato. Da ultimo, è assente la tipica qualità del cinema americano, la spettacolarità in cambio della profondità. Un racconto di primi piani e parole, piuttosto monotono e faticoso. Negli occhi di Billy Ray non c’è segreto.

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