Il giorno più bello del mondo

Alessandro Siani partenopeo e parte fantasy: si ride, gli effetti telecinetici funzionano, ma regia e sceneggiatura sono labili

25 Ottobre 2019
2,5/5
Il giorno più bello del mondo

Il napoletano Arturo Meraviglia (Alessandro Siani) vive di stenti, il teatro di avanspettacolo – o circo? – che fu splendido e munifico sotto la direzione del padre è in disuso, i debiti il pane quotidiano: c’è poco da ridere, pardon, per far ridere. L’eredità di un lontano zio potrebbe risolvere tutti i problemi, anzi, no: sono due bambini, la tosta Rebecca (Sara Ciocca) e il fratellino Gioele (Leone Riva), a costituire il lascito, e volente o nolente Arturo se li deve sobbarcare.

Ma proprio da Gioele, che rivela sorprendenti poteri di telecinesi, potrebbe arrivare la svolta: problema, il piccolo fa gola anche agli scienziati capeggiati da un nano malefico… Complici una ricercatrice di cui s’è invaghito (Stefania Spampinato) e i suoi amici sopra le righe e fuori dagli schemi (Giovanni Esposito), Arturo cercherà di proteggere Gioele e di conquistare la felicità: ne va del Giorno più bello del mondo

Dopo il campione di incassi Mister felicità (2015), Alessandro Siani torna a dirigersi rimettendo l’ottimismo nel titolo: Il giorno più bello del mondo intreccia magia e riscatto, sogno e salvezza, rimpicciolendo cattivi e cattiveria e ingigantendo il potere dell’immaginazione, del poveri ma belli, spiantati però geniali.

Siani è il solito, fa della napoletanità esperanto comico, dell’indicazione regionale passepartout poetico, ma prova ad andare oltre, esportandosi tout court col fantastico e il supereroico: i piccini ridono, i grandi anche, a volte. Indovinati anche i due piccoli attori, a non convincere è la sceneggiatura, a quattro mani con Gianluca Ansanelli, che pare al più un canovaccio fragile e a tratti esausto dove stendere le battute del capocomico.

Ottimi, viceversa, gli effetti speciali, tesi a riprodurre la telecinesi di Gioele: qualità internazionale. Anche qui, però, c’è una controindicazione: i soldi spesi ad hoc paiono sottratti ad altri reparti, la stessa fotografia (il pur valente Michele D’Attanasio) sembra a tirar via.

Insomma, può piacere o meno, ma il Siani attore sa il fatto suo, ovvero come conquistare il pubblico, assai più discutibile lo sceneggiatore e il regista: ce ne sono altri più bravi nel mondo. Farsi aiutare, no?

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