Milionari

Quel bravo ragazzo fregato dalla camorra: il romanzo di formazione criminale di Alessandro Piva

10 Febbraio 2016
3/5
Milionari

E’ possibile dopo Gomorra una e trina raccontare ancora la camorra? Sì, e parliamo sia del libro che del film Milionari: il primo, scritto dal pm Luigi Alberto Cannavale e il giornalista Giacomo Sensini, fa da ispirazione, libera, al secondo, diretto da Alessandro Piva, già  in cartellone al nono Festival di Roma (2014) e ora – che fatica! – in sala due anni dopo.

Dalla carta allo schermo, cambia più di qualcosa, soprattutto non si fanno nomi e cognomi:  Cannavale e Sensini, attraverso le memorie di un luogotenente, raccontano vita e opere di Paolo Di Lauro, detto Ciruzzo o’ Milionario, boss di spicco della Napoli ’80 e ’90. Ebbene, ravvisare nel don Carmine di Piva Ciruzzo si può, si deve forse, ma è un’inferenza che possiamo o meno concederci, il regista si astiene, cercando un racconto mitologico – che è stata quell’avventura criminale per Napoli e su Napoli – e psicologico – le ricadute personali e familiari sul luogotenente in questione, qui interpretato da Francesco Scianna.

Orfano di padre in tenera età, deve crescere in fretta, ma è un altro in famiglia ad avere la camorra nel sangue, il fratello maggiore, che il nostro Marcello Cavani detto Alendelòn segue quasi per inerzia. E’ il fratello stesso, quando le cose iniziano a compromettersi, a dirglielo: “A te piacciono gli yacht, i bei vestiti, ma non vuoi problemi”, ovvero, “non sei tagliato per fare il boss”. E’ così: promette alla moglie (Valentina Lodovini) che terrà fuori le questioni criminali di casa, e promette a se stesso che le sue aspirazioni borghesi non finiranno impugnando una pistola o, peggio, con una pistola puntata addosso, ma…

Gangster-movie all’americana, nelle intenzioni del regista, Milionari mette la camera nel romanzo criminale di (de)formazione, quello di AlenDelòn, per illuminare il coté psicologico della camorra, dell’uomo camorrista e wannabe borghese ripulito: tentativo sostanzialmente riuscito, senza guizzi di regia (stile classico, volutamente) ma nemmeno cialtronaggini poetiche o strombazzate antropologiche. Bene gli attori: credibili Scianna e Lodovini napoletani, encomio speciale per Salvatore Striano.

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