Governance – Il prezzo del potere

Michael Zampino dirige Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni in un dramma dalle sfumature crime. Discreto l'impianto, però rivedibile

9 Aprile 2021
2,5/5
Governance – Il prezzo del potere

Cattivi si nasce o si diventa? Non è un interrogativo nuovo al cinema. Anzi, la domanda se la sono posta in molti, per citare un film recente: A Tor Bella Monaca non piove mai (opera prima di Marco Bocci).

Questa volta se l’è posta il regista italo-francese Michael Zampino con Governance – Il Prezzo del Potere (disponibile su Amazon Prime Video dal 12 aprile), film che vede protagonisti Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni.

Il primo è Renzo Petrucci, un manager brillante e senza scrupoli, direttore generale di un importante gruppo petrolifero. E’ il “cattivo” per eccellenza, convinto che con i soldi si possa comprare tutto (anche l’amore di una figlia) e pronto a “trascinare tutti nella merda” pur di avere la propria rivincita.

Marchioni, invece, è Michele, un meccanico dal cuore buono, ex furfante, ora alla ricerca di un lavoro onesto e di una vita tranquilla insieme alla sua famiglia. 

Sfortunatamente per lui, però, i guai sono dietro l’angolo, o meglio lungo la strada. 

Accusato di corruzione a seguito di un’inchiesta, Renzo si convince che a smascherarlo sia stata una sua giovane collega (Sarah Denys), che ora ricopre il suo vecchio incarico.

Accecato dalla rabbia decide di vendicarsi causando un incidente stradale in cui la donna muore intrappolata tra le lamiere della sua auto. Suo malgrado, Michele si troverà coinvolto nel tragico evento. 

Nel suo precedente film, dal titolo L’erede, Zampino aveva cercato di trovare un equilibrio tra il dramma e la commedia nera.

Questa volta mette in scena un dramma (senza commedia) dalle sfumature crime, che accarezza il mondo degli affari, soprattutto il settore energetico, ma che non riesce a svilupparsi pienamente.

E’ vero che i salti temporali giovano alla storia, creando suspense e destando curiosità, e che i due coprotagonisti sono perfetti nei rispettivi ruoli (nel cast anche il bravo Claudio Spadaro), ma le storie familiari di contorno, il contesto e gli stessi interessi economici sono solamente accennati e i dialoghi poco articolati. 

Nel complesso comunque è un film che racconta la difficile ricerca della verità e che denuncia l’implacabile parabola sul potere del denaro: una realtà in cui per sopravvivere ti devi per forza sporcare le mani.

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