Ghost Stories

Jeremy Dyson ed Andrew Nyman portano la loro pièce teatrale al cinema. Un horror solido, una storia di fantasmi da brividi

12 aprile 2018
3/5
Ghost Stories

Avevamo lasciato Martin Freeman a Wakanda, nel paradiso terrestre di Black Panther. Interpretava un agente segreto della Cia già visto in Captain America: Civil War, dopo aver salvato la Terra di Mezzo e il mondo conosciuto nei panni di Bilbo Baggins nella saga de Lo Hobbit. La Trilogia del Cornetto di Edgar Wright è ormai un ricordo lontano. In Ghost Stories Freeman torna nella sua Inghilterra, quella di Sherlock, ma non nei panni del protagonista. Presta il volto a un ricco uomo d’affari, un finanziere senza scrupoli che deve fare i conti con un passato oscuro, pieno di morti e spiriti.

Per i fan, l’attore britannico compare solo verso la fine, nell’ultimo dei tre episodi scritti e diretti da Jeremy Dyson e Andy Nyman, entrambi figli della comicità di The League Of Gentlemen, destinato alla televisione. Anche in Ghost Stories non manca l’ironia, mentre i fantasmi si aggirano per le case infestate e gli incubi del passato si riflettono nel presente.

Il progetto nasce come una pièce teatrale adattata per il cinema. I brividi sono assicurati. Il professor Philip Goodman, lo stesso Nyman, non crede nel soprannaturale e dirige un programma per la Bbc che si occupa di smascherare sensitivi e illusionisti. È uno scettico per definizione, che insegue gli impostori per sentirsi utile alla società. Il suo mito è Charles Cameron, uno psicologo che lo ha ispirato ed è sparito in circostanze misteriose.

 

Ma un giorno una misteriosa lettera rivela che è ancora vivo e che vuole incontrare Goodman. Gli lascia tre casi da risolvere, tre episodi che richiamano gli horror classici della Ealing e della Hammer. Un’azienda che un tempo era un manicomio, una famiglia a dir poco “particolare” e un bambino mai nato. La tensione non abbandona mai la platea, ogni momento è costruito con intelligenza, puntando sul “mostro” che si annida nell’oscurità, invece di mostrarlo. La violenza non è sugli scudi e il sangue compare solo sulla targa di una macchina.

Il male è frutto dell’inconscio, dell’anima nera che appartiene a ogni uomo. La società cinica e materialista deve iniziare a credere in qualcosa di inspiegabile: la scienza si scontra con le realtà parallele, con le misteriose entità che ci osservano nell’ombra. Verità? Finzione? Il segreto non verrà svelato. Restano una regia solida, che richiama il palcoscenico per lanciarsi anche nel surreale. Non manca il colpo di scena, inaspettato e costruito, per dare forza a un horror robusto, vecchio stampo, che sa ancora far tremare nella notte. Mettete i bambini a letto, perché le tenebre si stanno per risvegliare.

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