Edison – L’uomo che illuminò il mondo

Benedict Cumberbatch protagonista di un film che ci riporta ad un'epoca di grande fermento. E che si interroga con intelligenza su vari dilemmi morali

15 Luglio 2019
3/5
Edison – L’uomo che illuminò il mondo

Luce, oscurità. Lampadine, circuiti, tecnologia, innovazione. Cinema di scoperte, cinema di scintille, un po’ alla The Imitation Game. Il mattatore è sempre Benedict Cumberbatch, questa volta non più nei panni di Alan Turing, ma in quelli di Edison. Attorno a lui bulbi, crepitii, filamenti, giochi di potere. Il titolo originale è The Current War, che ha un doppio significato. La guerra della “corrente”, ma anche una guerra attuale, che qui si trasforma in una currency war (un conflitto commerciale, delle valute).

Siamo alla fine dell’Ottocento, epoca di fermento, di “illuminazione”. E la sfida è tutta tra Edison e Westinghouse, ricco imprenditore che aveva creato i freni pneumatici per i treni. La lotta è tra la corrente continua e quella alternata. Analisi costi-benefici, spie nelle aziende, accordi sottobanco, nuovi finanziamenti per non smettere di sperimentare. Economia e non solo.

Edison – L’uomo che illuminò il mondo si interroga anche sul dilemma morale: la nascita della sedia elettrica che si contrappone alla “Città della luce” di Chicago. La morte/il progresso, le barbarie/la corsa verso il futuro. Sono i due lati della stessa medaglia, le due facce di una nazione. Accendere e spegnere, mentre i burocrati pensano a guadagnare e i cervelli più fini d’America cercano di sovrastarsi l’un l’altro.

Tom Holland e Benedict Cumberbatch Edison – L’uomo che illuminò il mondo
Foto Dean Rogers

Il capitalismo attraversa una fase cruciale, si rivela un’enorme macchina che distrugge chi contribuisce a migliorarla (ve lo ricordate Il petroliere?). Ambizione, arroganza, e infine solitudine. Edison resta vedovo troppo presto, avendo dedicato l’esistenza al lavoro. Westinghouse si consuma nel tentativo di superare Edison, Nikola Tesla (che per un periodo collabora con Edison) non riesce a sfruttare del tutto le proprie intuizioni.

Travagli di menti superiori, in una vicenda che trova il suo senso in una domanda che Westinghouse pone a Edison: “Qual è stata la sensazione in quel momento?” (ovvero quando la sua creazione ha finalmente funzionato). Lo sguardo puntato verso l’orizzonte per un attimo si sofferma sul passato. Si ragiona sulle origini, sulle emozioni, dopo anni in cui si è fatto l’impossibile per mandare il rivale in rovina. Creazione/distruzione. Mentre le immagini si fanno sempre più veloci, ed Edison brevetta il kinetoscopio e il kinetografo. Nel 1930 avrebbe anche ricevuto un Oscar onorario.

Camera a mano, lunghi carrelli, voci registrate, split screen, fish-eye, il regista Alfonso Gomez-Rejon (autore del frizzante Quel peggior anno della mia vita) non si fa mancare nulla, in un film che arriva in Italia dopo una produzione complessa. È stato presentato due anni fa al Festival di Toronto, ma per molto tempo è rimasto “fermo” per lo scandalo Weinstein. Già prima Weinstein e Gomez-Rejon non erano d’accordo sulla versione finale. Oggi, anche grazie all’intervento di Scorsese (qui produttore esecutivo), Edison – L’uomo che illuminò il mondo è stato riacquistato e viene distribuito con un montaggio approvato da Gomez-Rejon (10 minuti in meno e 5 scene in più). E in qualche modo riesce a brillare.   

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