E poi c’è Katherine

Emma Thompson è una brava Crudelia della tv, il parallelo Il diavolo veste Prada, ma la commedia di Nisha Granata non morde

11 Settembre 2019
2/5
E poi c’è Katherine

C’è Il diavolo veste Prada, e poi? E poi c’è Katherine. Già, perché la commedia diretta da Nisha Granata ricorda molto il famoso film del 2006 che vedeva protagoniste Meryl Streep e Anne Hathaway. La prima nel ruolo di Miranda Prisley, la tirannica direttrice di una nota rivista di moda, e la seconda nei panni della sua assistente-sgobbina sottoposta ad ogni specie di angherie.

Dal mondo della moda a quello della televisione (non molto differente per difficoltà di accesso) il passo è breve e la storia è molto simile. Al loro posto troviamo Emma Thompson, che quanto a talento non è da meno della Streep, e l’attrice bengalese Mindy Kaling, meno d’impatto rispetto alla Hathaway, ma di rilievo per lo sviluppo del film. E’ lei infatti ad aver scritto la sceneggiatura di questo lungometraggio in parte autobiografico. Oltre ad essere un’attrice la Kaling è stata di fatto la creatrice e la star della sit-com The Mindy Project di Fox e Hulu e ha scritto anche la serie tv di successo The Office. Come dire, il dietro le quinte del mondo televisivo con le sue redazioni di soli uomini, lo conosce bene.  Al tempo stesso ha sperimentato sulla sua pelle cosa significhi essere una donna indiana che lavora in tv.

Abbastanza veritiera dunque nel descrivere questa leggendaria conduttrice di talk-show (una superlativa Emma Thompson) alla guida di un noto programma in onda a tarda notte e in crisi per il calo degli ascolti e del suo indice di gradimento.  Un po’ meno credibile nella risoluzione.  Sarà proprio la decisione di assumere Molly, come prima e unica donna all’interno del suo staff, a dare la svolta alla sua carriera in declino.

E poi c’è Katherine è nel complesso un’occasione sprecata. Tutta la parte delle riunioni di redazione e creazione autoriale (realtà che la Kaling conosce appunto per esperienza diretta, che era poi la più divertente) resta  poco sviluppata. Troppa carne al fuoco (femminismo, razzismo, depressione, menopausa, influencer sempre più in voga e social sempre più fondamentali  fino al #MeToo  ) e battute più adatte al pubblico americano sulla scia dei late night show, quelli di presentatori come James Corden e Jimmy Corden, che in Italia proprio non trovano un loro corrispettivo, rendono questo film poco degno di nota, se non per l’interpretazione della Thompson nei panni di questa Crudelia Demon della televisione.

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1 Comment on "E poi c’è Katherine"

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Mirko
Ospite

Pure per me Dame Emma Thompson non è seconda alla tanto osannata Meryl Streep, con la differenza che l’attrice americana ha 22 nomination agli Oscar, e la Thompson solo cinque (tutte relegate al triennio 1993/1996, quando di statuette ne vinse 2, uno come attrice -Casa Howard- e l’altro come sceneggiatrice -Ragione e sentimento-). Sarebbe ora che l’Academy la prendesse in considerazione di nuovo!

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