Dilili a Parigi

Una indomita ragazzina kanak nella Ville Lumière: Michel Ocelot ai suoi vertici, con un'animazione femminista

23 Aprile 2019
3,5/5
Dilili a Parigi

E’ un’opera d’arte il nuovo film d’animazione del regista francese Michel Ocelot. Come tutti i capolavori che lui stesso riprende nella pellicola. 

La piccola ragazzina kanak di nome Dilili, troppo chiara di pelle per gli abitanti della Nuova Caledonia e troppo scura per i francesi, ci guiderà in un meraviglioso viaggio nella Parigi della Belle Epoque. Alla ricerca dei Maestri del Male, che rapiscono le bambine portandole sottoterra  e costringendole a camminare a quattro zampe, questa principessa che viene dall’altra parte del mondo e che salta benissimo la corda, accompagnata da un fattorino che si chiama Orel, conoscerà tutte le figure più importanti del periodo e soprattutto ce le farà incontrare. 

Berremo così l’assenzio nel celebre Moulin Rouge insieme a Toulouse Lautrec e Edgar Degas, nei locali di Montmatre incontreremo la famosa signora con il cappello nero della stampa Divan Japonaise (1893), sempre di Lautrec, conosceremo Marcel Proust, all’epoca ancora aspirante scrittore, La divina Sarah Bernhardt, ammireremo le ninfee di Monet, i dipinti di Renoir, le sculture di Rodin e di Camille Claudel, i manifesti di Mucha e infine ci affacceremo dall’alto della Tour Eiffel insieme al suo grande costruttore e voleremo a bordo di un dirigibile progettato da niente po po di meno che da Ferdinand von Zeppelin.

Tra art déco e stile liberty saremo catapultati in un universo coloratissimo dove l’animazione si mescola con le fotografie reali di Parigi (“perché è una città troppo bella per essere riprodotta”, dice il regista) e guarderemo il mondo con la stessa meraviglia dello sguardo di Dilili. Ma allo stesso tempo da adulti leggeremo tra le righe tante questioni profonde dei nostri tempi che Ocelot, convinto assertore della semplicità, si e ci pone con il suo stile essenziale. Già in Kirikù e la strega Karabà il regista francese aveva sottolineato l’esigenza di un rapporto paritario tra uomo e donna e nel successivo Principi e principesse aveva riletto le fiabe tradizionali in chiave femminista, con Dilili si spinge ancora più avanti nella difesa delle donne.

La nostra eroina è una donna che combatte questo mondo dove il male non vuole che le donne prendano potere e che facciano salotto, questi cattivi che vogliono che le donne camminino a quattro zampe tutte vestite di nero. Un film femminista che sottolinea al tempo stesso il potere della cultura, che è la nostra forza. Per due ore torniamo bambini, ma subito dopo il film riflettiamo su alcune questioni importanti dei nostri tempi. Proprio per questo è un film magico e pedalando il dirigibile sogniamo insieme a Dilili un mondo migliore.

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