Ti guardo

Dal Venezuela con (un certo) nitore: l'esordiente Lorenzo Vigas, tra sconfitti e ragazzi di vita

20 Gennaio 2016
3,5/5
Ti guardo
Ti guardo - Desde allá

Dal Venezuela con nitore: non fate caso all’effetto fluo, alle focali corte, perché c’è del buono, e del nitido, in Desde Allà, opera prima del venezuelano Lorenzo Vigas, vincitrice del Leone d’Oro a Venezia 72 (2015). In carnet doc e un corto, eppure capace di avere già dalla sua Guillermo Arriaga, produttore, e l’attore feticcio di Pablo Larrain, Alfredo Castro: Ti guardo – Desde allá ha un certo valore.

Protagonista Armando (Castro), un uomo di mezza età, che produce protesi dentarie e poco più: non si fa toccare da nessuno, ma si masturba davanti ai ragazzi, di spalle con le mutande mezze calate, che rimorchia in strada e si porta a casa dietro lauto compenso. Un giorno, s’imbatte in Elder (Luis Silva), che non è come tutti gli altri: ha carisma da vendere e, per iniziare, lo manda KO colpendolo sul viso con un posacenere… Eppure, i due sono destinati a rivedersi: do ut des? Sarebbe troppo semplicistico, qualcosa si muove, oltre al vil denaro.

Passo a due nella violenza di strada, tra i ragazzi di vita di Caracas e la marginalità sociale, senza dimenticare di affondare il colpo sull’omofobia, brutta bestia: Vigas forse sta fin troppo aderente alla sua coppia/scoppia, rischia di perdersi il retroterra e di certo non eccelle nell’astrazione simbolica – le dentiere come calchi, simulacri esistenziali non decollano – ma la sintonia tra i due suoi ottimi interpreti è preziosa, la “stoffa” in regia palpabile. To be continued…

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