Assassinio sull’Orient Express

Rilettura introspettiva e malinconica del romanzo di Agatha Christie: la versione di Kenneth Branagh convince

30 novembre 2017
3,5/5
Assassinio sull’Orient Express
Assassinio sull'Orient Express

Cos’è la giustizia se non ricerca di equilibrio? E quanto può sacrificare un essere umano a tale ricerca?
Questi sono i temi principali che Kenneth Branagh ha indagato nella sua nuova trasposizione cinematografica del classico di Agatha Christie.
Un approccio fresco e introspettivo quello del cineasta britannico, che ribalta la prospettiva in maniera sorprendente: il suo Hercule Poirot invece di essere il detective altero e infallibile delle passate versioni cinematografiche si rivela invece un personaggio dilaniato, il quale ha bisogno di trovare sempre e comunque il colpevole poiché non sopporta che la sua visione di mondo sia sbilanciata dal non-giusto. Una figura in chiaroscuro che ha fatto della logica e della simmetria il suo personale rifugio contro il dolore finché non si trova quasi suo malgrado bloccato dentro l’Orient Express, costretto a risolvere il misero dell’assassinio dell’odiato Edward Ratchett. E per farlo dovrà mettere in discussione tutte le proprie certezze, fino a dubitare della sua stessa visione di un mondo votato all’ordine.

“Nonostante quello che pensano le persone c’è giusto e sbagliato. E niente in mezzo”, sentenzia Poirot all’inizio del film, dichiarandosi immediatamente come figura molto più sfaccettata e malinconica rispetto alle altre versioni in cui lo abbiamo visto sul grande schermo. A conti fatti più che per le sue doti estetiche, pur evidenti, Assassinio sull’Orient Express arriva al cuore dello spettatore per il suo essere un dramma di un uomo che lotta contro le gabbie in cui si è rinchiuso. Nonostante abbia a disposizione un cast di stelle di primissimo piano Branagh preferisce incentrare il film unicamente sul protagonista, e a ragion veduta. La sua performance di attore riesce a far emergere l’uomo dietro la maschera, un essere umano che da troppo tempo si è sottratto alla vita nascondendosi dietro la sua mente indagatrice. A rimanere impressi alla fine sono i silenzi di Poirot, i suoi sguardi velati di tristezza. Dopo il capolavoro del 1974 diretto da Sidney Lumet non era facile riportare al cinema Assassinio sull’Orient Express. Il successo del film di Branagh è quindi doppio. E meritevole di applauso.

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