Ash Is Purest White

L'Araba Fenice cinematografica di Jia Zhang-ke nelle ceneri della Cina oggi: in Concorso a Cannes 71, tra pregi e sbavature

12 Maggio 2018
3/5
Ash Is Purest White

Quando le cose bruciano ad altissime temperature sono più pure, ma durano? E’ la calcinazione la cifra poetica, e ideologica, di Ash Is Purest White, il nuovo film del talentuoso cinese classe 1970 Jia Zhang-ke, Leone d’Oro nel 2006 con Still Life e poi pluripremiato, in Concorso a Cannes 71.

Dal precedente Mountains May Depart, Cannes 2015, mutua le dimensioni d’affresco, la ripartizione in tre epoche, l’addossamento ai personaggi quali vettori e Virgilii nella Cina oggi. Non più un triangolo, ma una coppia: il boss di provincia Bin (Liao Fan) saggio e pacato e la sua fidanzata Qiao (Zhao Tao), tosta, volitiva e, a conti fatti, predominante, sono loro le cartine la tornasole dei cambiamenti repentini, drastici, immani che il Paese asiatico affronta oggi, e che ne riguardano il tessuto sociale, l’architettura industriale, persino l’oro e l’idrografia (le Tre Gole del fiume Yangtze).

Addavenì, ed è già arrivato, il capitalismo, e abbracciarlo equivale disabbracciarsi: per Bin e Qiao, sopra tutto per Jia Zhang-ke, che usa la love story per riflettere sull’evoluzione dei codici d’onore (criminali, relazionali, etc.) al mutare del contesto. Che cosa va in cenere e che cosa permane? Qiao finisce in prigione, si è immolata per Bin e si fa cinque anni, ma non lo trova ad aspettarla: che ne è di Bin, che ne è della loro relazione? Jia tallona per due ore e 21’, cercando nella ricerca di Qiao le tracce del rogo – quanto poi? – controllato che divampa in Cina: truffe abortive, cattoliche che rubano, miniere in dismissione, palazzoni da sommergere, ex autisti in Bentley, sedie a rotelle e la certezza che tutto cambia, le persone e i rapporti in primis.

C’è in Ash Is Purest White la dolenza crespuscolare degli yakuza movie fuori tempo massimo di Kitano Takeshi, qualche eco di Kill Bill in Qiao, se vogliamo, ma ogni vendetta, ogni rivalsa è impossibile perché si è davanti a uno specchio: non è un film perfetto, è troppo lungo e meno compatto di Mountains, e anche meno interessante, però Jia si conferma senza moralismi né lezioni la coscienza fatta cinema della Cina oggi.

Il suo cinema come Araba Fenice, i suoi amori come tubi di scappamento: che cosa, se rimane, è più puro?

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy