Appena un minuto

Francesco Mandelli all'opera seconda: commedia che sa di già visto ma a salvarla accorre l'ironica riflessione sulla musica trap

1 Ottobre 2019
2,5/5
Appena un minuto
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Solita commedia, solito escamotage per dare brio alla storia. Questa volta è un cellulare magico che, con un tasto, fa andare indietro nel tempo di sessanta secondi.

Stiamo parlando del secondo lungometraggio di Francesco Mandelli, che dopo Bene, ma non benissimo torna dietro la macchina da presa con una commedia stile Ricomincio da capo.

Qui non vi è una protagonista super come Francesca Giordano, ma in prima linea c’è Max Giusti (interpreta un cinquantenne spiantato di nome Claudio), più showman che attore, affiancato da Paolo Calabresi (nel ruolo dell’amico che dà sempre consigli sbagliati) e Herbert Ballerina (un barista che non riesce a farsi pagare).


Nel cast anche Susy Laude, nei panni dell’ex moglie di Claudio che a lui ha preferito il “Re della Zumba” (Dino Abbrescia), Massimo Wertmüller e Loretta Goggi, rispettivamente nei ruoli del padre e della madre di Claudio, Enzo Garinei, Mirko Frezza, Ninni Bruschetta e perfino l’allenatore di calcio ed ex calciatore Marco Tardelli, che nel film, come nel caso di J-Ax, interpreta se stesso.


Dunque, la storia è semplice e di sicuro non nuova. Anzi, più che di storia si dovrebbe parlare di tanti piccoli sketch comici messi uno dopo l’altro. C’è però una trovata diversa che salva e solleva questa commedia dal già visto ed è la musica, o meglio l’ironica riflessione sulla musica contemporanea, nel caso specifico la trap.


Già nella sua opera prima intitolata come il brano tormentone del rapper torinese Shade (Bene, ma non benissimo) c’era un accenno, qui Mandelli, forte della sua esperienza da musicista, si spinge ancora oltre con il rapper J-Ax, che dopo aver ascoltato il brano trap del figlio di Claudio (“era meglio che si faceva di crac”: questo il commento del padre rispetto alla passione del giovane) commenta: “Tuo figlio fa veramente cagare, ma è quello che serve oggi: farà milioni di streaming”.

Tutto molto attuale, di questi tempi, così come lo slang usato dal giovane nello stile della Dark Polo Gang (gruppo di musica trap romana). Se poi si aggiunge il divertente finale con Calabresi cameriere che sfrutta il magico telefono a suo vantaggio, si può concludere che questo film non “farà il botto” come la canzone trap del ragazzino (“Gerry Scotti. Scotti Gerry. Gerry Scotti miliar-dario”), ma non fa neanche (per rimanere in tema) “cagarissimo”.

 

 

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