Animali fantastici – I segreti di Silente

Lo spin-off di Harry Potter cala un tormentato tris: non manca l'eleganza, ma nemmeno l'effetto vintage

6 Aprile 2022
3/5
Animali fantastici – I segreti di Silente
Animali fantastici - I segreti di Silente

Son passati vent’anni da quando la primigenia saga di J. K. Rowling venne battezzata sul grande schermo: Harry Potter e la pietra filosofale, 2001. Allora a interpretare Albus Silente, il preside di Hogwarts, fu Richard Harris, quattro lustri più tardi tocca, per la seconda volta, a Jude Law: Animali fantastici – I segreti di Silente, in originale Fantastic Beasts: The Secrets of Dumbledore, nelle nostre sale il 13 aprile.

Dopo Animali fantastici e dove trovarli, 814 milioni di dollari di incasso globale nel 2016, e Animali fantastici – I crimini di Grindelwald, 654 milioni due anni dopo, alla regia dello spin-off di Harry Potter c’è ancora David Yates, chiamato a dirigere lo scontro tra il professore e l’ex amico, il potente mago oscuro Gellert Grindelwald, per cui Mads Mikkelsen succede al disgraziato Johnny Depp.

Nel cast Ezra Miller, Alison Sudol, William Nadylam, Callum Turner, Jessica Williams e Victoria Yeates, della “partita truccata” è ovviamente Newt Scamander, per la terza volta incarnato da Eddie Redmayne: il magizoologo – che belli gli animaletti! – guiderà un’intrepida squadra di maghi, streghe e un indomito Babbano pasticcere, il Jacob Kowalski di Dan Fogler, contro la legione di Grindelwald. E Albus resterà in disparte o dovrà sporcarsi la bacchetta?

Prima i guai giudiziari di Depp, poi il Covid, sicché di fantastico nella gestazione del terzo di cinque capitoli c’è stato poco, ora il botteghino potrà sanare o aggravare, ovvero attestare se dopo superhero movies, quali il campionissimo d’incassi Spider-Man: No Way Home e The Batman, e adattamenti di videogame,  come Uncharted, ci possa essere congruo spazio per i derivati del maghetto.

L’eleganza de I segreti di Silente non si discute, la confezione è preminente, la fattura perfino squisita. L’aficionado Yates, alla settima trasposizione da Rowling, ci sa fare, gli attori sono uniformemente all’altezza, con nota di merito per Mikkelsen. Ma è un film buio, adulto, se non per adulti – nulla di licenzioso, il mood – e qualche filologico ritorno al futuro, leggi: spiegone, ce lo saremmo risparmiati.

Prendere o lasciare, ma davvero è un film che se non l’ha fatto è del suo tempo, che non è quello di oggi: un po’ volontariamente vintage, un tot involontariamente residuato, mannaggia il Covid e tutto il resto. E se è vero che non esistono più le mezze stagioni, tutto qui suggerisce un’ambientazione, ovvero un’uscita, natalizia anziché pasquale.
Vedremo se il modestamente tormentato Silente, l’immodestamente cattivo Grindelwald sapranno fare proseliti, tra bambini e Babbani.

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