Animali fantastici: I crimini di Grindelwald

Il disincanto lascia spazio alla cupezza: il secondo capitolo della nuova saga ispirata all'universo della Rowling definisce le forze in campo. E restituisce il villain Johnny Depp alla magia di tempi (che sembravano) perduti

9 novembre 2018
3/5
Animali fantastici: I crimini di Grindelwald

Dopo lo stupore ecco che iniziano a disvelarsi le prime rivelazioni. Il cammino per arrivarci è nebuloso e tortuoso, l’intreccio – tra archivi svuotati, cimiteri notturni e alberi genealogici intricati – è temibile, la minaccia si fa sempre più incombente ma la magia (buona o cattiva che sia) governa sempre su tutto.

Una volta scoperto dove e come trovare gli Animali fantastici, questo secondo capitolo della pentalogia antecedente la storia di Harry Potter ci mette a tu per tu con quello che possiamo considerare l’antenato di Voldemort: è ovviamente il villain che dà il titolo al film, Grindelwald (fugacemente conosciuto al termine del precedente episodio), il centro nevralgico del nuovo capitolo diretto ancora una volta da David Yates.

Riuscito a fuggire dal controllo degli Auror (i maghi-poliziotto) il mago oscuro si rifugia a Parigi. E qui inizia il reclutamento dei seguaci, chiamati a schierarsi per quella che sarà l’imminente battaglia tra maghi e no-mag (babbani).

Newt Scamander (Eddie Redmayne) – anche sollecitato da Albus Silente (Jude Law): “Io non posso farlo”, solo poi capiremo perché… – sembra dapprima disinteressarsi della questione, ma finirà ovviamente per ritrovarsi invischiato in tutta la vicenda, spinto a Parigi per questioni che definire “amorose” è forse troppo, ma neanche così sbagliato.

Pedina fondamentale dello scacchiere è il fuggitivo Obscurial Credence (Ezra Miller): in cerca delle sue origini, è la figura chiave che attirerà tutti gli altri all’ombra della Torre Eiffel.

I crimini di Grindelwald abbandona il disincanto che definiva la cifra dell’episodio precedente, già dal prologo (la pirotecnica fuga del villain) ci suggerisce in quale abisso di cupezza la storia sarà destinata a piombare, ma non per questo dimentica i momenti di tenerezza, affidati perlopiù al rapporto tra Newt e le “sue” creature, tra Newt e il suo amore d’infanzia (Leta Lestrange, una Zoë Kravitz di struggente e malinconica bellezza), tra Newt e Tina Goldstein (Katherine Waterston).

È proprio il personaggio del magizoologo, dunque, apparentemente asociale e con quell’incedere dallo sguardo sempre sbilenco, a mantenere viva la cifra fanciullesca della saga ispirata all’universo di J. K. Rowling, che in questo capitolo spartiacque inizia a definire con “chiarezza” quale sarà (in futuro) il vero conflitto cui assisteremo.

Ancora una volta ricco dal punto di vista visivo (davvero suggestiva la “predizione” sul secondo conflitto mondiale, il film è ambientato nel 1927 tra Londra e Parigi, con qualche sporadica sortita ad Hogwarts) ma con qualche caduta inaspettata in termini di geometrie e senso degli spazi, il film ha il grande merito di riconsegnare al pubblico un Johnny Depp in stato di grazia: il suo Grindelwald – occhio vitreo e capigliatura ossigenata – è tra i “cattivi” più affascinanti e ambigui che il cinema mainstream ha saputo regalare negli ultimi anni.

 

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