American Animals

Il regista di The Imposter Bart Layton dirige un heist-movie tra verità e finzione: troppa musica, poca empatia

4 Giugno 2019
2,5/5
American Animals

Se con il precedente The Imposter (2014), focus documentario sul ladro d’identità Frédéric Bourdin, aveva fatto centro, l’inglese Bart Layton non convince del tutto con American Animals, un heist-movie che mescola le interviste ai veri protagonisti alla prevalente ricostruzione, recitata, tra gli altri, da Barry Keoghan e Evan Peters.

Sono loro a incarnare Spencer e Warren, due studenti di Lexington, Kentucky, che un po’ per noia e un po’ per giovinezza architettano il colpo che dovrebbe farli svoltare: sottrarre alla biblioteca della Transylvania University del college, peraltro non dotata di particolari misure di sicurezza, l’originale Birds of America, un volumone illustrato, di John James Audubon e altri preziosi testi, tra cui Le origini della specie di Darwin, per un valore stimato di 12 milioni di dollari.

Il film parte bene, finta sul buddy-movie, giochicchia meta-cinematograficamente, con Le Iene su tutti, e osa poeticamente, contaminando doc e fiction, fino a mettere sulla stessa auto il vero Warren e quello di Evan Peters: c’è adrenalina, si sorride per l’ideazione e la preparazione del colpo, ci si prova ad appassionare alle vite dei sedicenti – saranno poi quattro – rapinatori.

 

Però, e lo capiamo subito, le persone sono più interessanti dei personaggi, ovvero degli attori, e la musica – da A little less conversation di Elvis Presley a Hurdy Gurdy Man di Donovan – ha l’annoso problema della musica nei film indie o para-indie: ce n’è troppa.

Troppi sono anche i minuti, 116, sicché andando avanti American Animals si stiracchia, si sfilaccia, e perde progressivamente d’interesse: la storia va a rotoli insieme al colpo, le trovate di regia si spengono, e i personaggi non trovano empatia alcuna, sicché a poco a poco li abbandoniamo a loro stessi. Prossima volta, Bart, meno soldi per le musiche, più per la sceneggiatura. E, se avanzano, per il colpo d’ala che qui proprio non c’è.

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