Alps

Società dello spettacolo, simulacri 2.0 e replicanti in tilt: il greco Yorgos Lanthimos non delude. In Concorso, da Leone

3 Settembre 2011
4/5
Alps
Alps

Un’infermiera (Aggeliki Papoulia), un paramedico, una ginnasta (Ariane Labed) e il suo allenatore. Quattro attori, anzi, quattro autori in cerca di un personaggio, che ad hoc hanno creato un servizio a pagamento: sostituire i morti. Assunti da parenti, amici e colleghi, impersonano i cari estinti: l’infermiera una tennista, sempre l’infermiera e l’allenatore il marito di una anziana non vedente e la sua amante…
La compagnia si denomina Alpi, e il perché lo spiega il capo, Monte Bianco: le Alpi possono sostituire tutti gli altri monti, ma nessuno può sostituirle. Accadrà l’esatto contrario, e il percorso è speculare a quello del precedente Dogtooth, premiato dal nostro Paolo Sorrentino al Certain Regard di Cannes 2009: dalla verità alla menzogna, da una vita vera a un’esistenza per interposta persona. Fittizia, e per volontà confessa.
Tenetelo a mente: il film è Alps, in concorso a Venezia 68, il regista è il greco Yorgos Lanthimos. Che ha un’idea di cinema, eccome: l’azzurrino ospitalizzato e un giallo che non scalda a (de)colorare le immagini, la macchina da presa a cercare stilisticamente la verità negata dalla storia, la denominazione d’origine controllata-– siamo in Grecia, potremmo essere altrove – sostituita dal paradigma fesso della nostra contemporaneità. Perché parlare di verità e menzogna, realtà e finzione significa chiamare in causa la società dello spettacolo, lo star-system e le sue scorie democratiche: Alps è insieme un film metacinematografico e un apologo sulla (in)cultura dell’immagine, che si chiede se Prince sia morto e possa essere rimpiazzato, si ferisce sull’addome per ritrovare Bruce Lee, e parla e straparla di attori, di Hollywood e celebrità.
Sarebbe piaciuta a Guy Debord questa messa in scena dell’osceno, gli sarebbero piaciuti questi quattro balordi post-tutto  e post-niente, che fanno la versione 2.0 del simulacro: copia di un originale non già mai esistito, ma da loro mai conosciuto. Il rischio aporia è lapalissiano, tant’è: l’infermiera si presta a  tradire la vecchia superstite, ma come si può tradire (leggi replicare  a soggetto) un tradimento? Appunto, il replicante va in tilt: prima si porta a letto il vero fidanzatino della sua tennista – per giunta, la ginnasta gliela frega… – e lo spaccia come il proprio, poi non richiesta cerca di sostituirsi all’amante del padre, infine sostituisce il padre ballando da marionetta impazzita con la sua amante. Di tutto e di più, di tutto e di niente. Monte Bianco le rompe la testa (violenza di sistema, correzione in rosso-blu, rettifica meccanica, quel che volete), e non fa una piega, anzi, certifica: lei è già un disco rotto. Viceversa, Alps si issa su vette cinematografiche di assoluto rilievo, mentre la ginnasta può danzare finalmente “qualcosa di più pop”…

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