Al Dio ignoto

Rodolfo Bisatti guarda a Kawase e Koreeda ed elabora il lutto: buone le intenzioni, meno la scrittura

30 Aprile 2020
2,5/5
Al Dio ignoto

Lucia è un’infermiera che lavora presso una struttura dedicata alla cura dei malati terminali. La donna, che ha perso la figlia a causa di una grave forma di leucemia, divide il proprio tempo tra le necessità dei suoi pazienti e le inquietudini dell’altro figlio Gabriel, intenzionato ad affrontare la tragedia familiare tramite un processo di rigorosa rimozione e la pratica di sport estremi. L’arrivo di un ultimo paziente, tuttavia, un anziano professore di filosofia morale cui restano poche settimane da vivere, si muta in occasione di scambio e incontro da cui provare a ripartire.

 

Al Dio ignoto di Rodolfo Bisatti è film d’atmosfere, di dialoghi centellinati, di sottolineature e continui rimandi tra la condizione della sofferenza e la quiete paradisiaca della natura, accogliente ma indifferente al dolore umano. Una storia che sarebbe forse piaciuta a Kawase Naomi o a Kore’eda Hirokazu perché affronta il tema dell’elaborazione del lutto portando alla luce il dramma di una società contemporanea che ha fatto un mantra della rimozione della morte e del dolore. A differenza però delle opere dei due autori nipponici, manca qui una solidità di scrittura che sappia mettere in risalto la singolarità del contesto e la lacerazione interna dei protagonisti, al di là una caratterizzazione a volte piatta o eccessivamente stereotipata. Intense, a ogni buon conto, le interpretazioni di Laura Pellicciari nel ruolo di Lucia e soprattutto del grande Paolo Bonacelli nel ruolo del professore.

 

Disponibile sulla piattaforma Chili.

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1 Comment on "Al Dio ignoto"

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laura
Ospite
Dare una propria opinione è lecito, peccato il commento si traduca poi nella scaletta delle stelline che è il voto a scuola. La scuola è finita da tempo e c’è molto lavoro da fare per cambiarla… Questa è un’opera coraggiosa, costata anni d’immenso lavoro, di fronte ai vari sistemi che si autoalimentano in modo abulimico e che se si fanno carico di questioni cruciali è sempre per dare delle risposte anziché per sollevare delle domande. Non serve tradurre la poesia in prosa. La poesia raggiunge il proprio interlocutore al di là dei sistemi precostituiti perché lavora in una dimensione atemporale… Leggi il resto »
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