18 regali

Il rapporto genitore-figlio in tutta la sua conflittualità, forza e amore: da una storia vera, Francesco Amato film con verità

2 Gennaio 2020
3,5/5
18 regali
18 regali

Sono 18 regali che hanno commosso il mondo, ora arrivano nelle sale grazie al film di Francesco Amato che ci racconta la storia vera e commovente di Elisa Girotto, una quarantenne trevigiana che scoprì nel 2017, quando era incinta, di avere un tumore incurabile e che decise di lasciare, prima di morire, diciotto doni affinché venissero consegnati alla figlia Anna nel giorno del suo compleanno e l’accompagnassero fino alla maggiore età.

Per farlo il regista di Lasciati andare e Cosimo e Nicole, con l’ausilio alla scrittura dello stesso marito di Elisa (Alessio Vincenzotto), sceglie la “terza dimensione”: non quella onirica, non quella reale, ma quella psicoanalitica dell’incontro tra una madre (Vittoria Puccini) e una figlia (Benedetta Porcaroli) nel giorno del suo diciottesimo compleanno. Nel cast anche Edoardo Leo nel ruolo del marito di Elisa.

Con una storia di cronaca come questa era molto facile debordare verso il patetico e l’enfasi, insomma verso il melodrammatico. Fortunatamente Francesco Amato riesce a non cadere né nell’uno né nell’altro. Evita la lacrima facile grazie a un racconto stile Ritorno al futuro e Peggy Sue si è sposata e vira la storia verso soluzioni narrative meno canoniche e scontate. Sorretto dalla complicità delle due protagoniste (la Porcaroli è perfetta nei panni dell’adolescente ribelle che deve fare i conti con la perdita della madre, nonché la Puccini, con i suoi modi dolci e al tempo stesso decisi, in una delle sue prove più riuscite) ci mostra l’incontro tra due donne che non si conoscono e che si scoprono pian piano l’un l’altra.

Attraverso il reciproco lento disvelamento e l’altrettanto lenta e difficile elaborazione del lutto di una madre e di una figlia 18 regali ci racconta con verità il rapporto genitore-figlio in tutta la sua conflittualità, in tutta la sua forza e in tutto il suo amore. Un amore capace di scavalcare il presente per proiettarsi nel futuro. Ne esce fuori non un film sulla morte, ma un inno alla vita.

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