Vivere Senza Lucio

Il 4 marzo 2014 moriva Dalla, un anno dopo esce in 170 copie record il documentario di Mario Sesti: "Ecco il Lucio meno noto"
Vivere Senza Lucio
170 è il numero di copie nelle quali il 4 marzo esce nelle sale il documentario di Mario Sesti Senza Lucio. Un vero e proprio record per un doc italiano, cifra che non hanno raggiunto nemmeno i pluripremiati film di Michael Moore. E’ l’effetto Lucio Dalla, un autore che tutti sentono proprio e continuano ad amare come fosse ancora vivo.  Un effetto che sta di giorno in giorno trasformando la distribuzione diSenza Lucio ad opera della piccola ma combattiva IWonder Pictures in un evento, un happening al quale gli ammiratori del cantautore bolognese non possono e non vogliono assolutamente mancare, convinti di poter scoprire di lui lati segreti e ascoltare racconti e  aneddoti sepolti da chissà quanto nella memoria di amici e colleghi. Un’attesa che non rimarrà delusa.
“Con la complicità di Marco Alemanno, che lo ha accompagnato negli ultimi anni di vita, abbiamo voluto raccontare il Lucio meno noto – sottolinea Sesti anche per conto del produttore Massimiliano De Carolis di Erma Production.  Il  Lucio curioso di tutto, appassionato di cinema, di arte, di viaggi. Nel farlo mi sono servito principalmente delle foto di Alemanno, un modo di avvicinare il personaggio che potrebbe sembrare in antitesi con il cinema, che è movimento, ma che invece restituisce appieno le luci e le ombre che avvolgevano la figura di Lucio. Un trucco vecchio eppure sempre valido quello di affidare il racconto a un testimone privilegiato, come far decifrare Sherlock Holmes da Watson”.
Il Dalla che prende forma di fronte agli occhi dello spettatore è un uomo di una curiosità sconfinata, dotato di rara empatia nei confronti di ogni essere umano. “A Lucio interessava tutto e tutti, continua Sesti, dallo scambio di battute con il cameriere di un bar alla frequentazione di  artisti internazionali quali Ontani o Palladino. Non a caso nel film ci sono le loro testimonianze, rappresentano il tassello arte del grande puzzle esistenziale di Lucio. C’è poi il rapporto con il cinema (i Servillo, Turturro), la religione (Enzo Bianchi), l’estero (Nutini, Anavour, Isabella Rossellini), un mare vasto sulla cui superficie Dalla vagava a caccia di stimoli e novità. Aver dato la parola a chi sembra più lontano dalla sua sensibilità ed escluso invece programmaticamente i tanti colleghi con cui ha lavorato è una scelta che può sorprendere, ma alla fine si è dimostrata vincente. Aiuta a capire quanti altri motivi esistono perché Lucio ci manchi, oltre alle canzoni che avrebbe ancora potuto comporre”.
In Senza Lucio, oltre ad Alemanno, fanno sentire la loro voce anche altri due testimoni speciali che lo avevano conosciuto bambino senza mai più perderlo di vista, Piera Degli Esposti e Renzo Arbore. Lo showman, presente alla conferenza stampa, ha aperto il cassetto dei ricordi restituendo il ritratto di un Dalla straordinario sin da piccolo. “L’ho conosciuto a casa mia, ancora bambino. La madre, signora Melotti, d’estate scendeva in Puglia portandosi dietro bauli pieni di abiti all’ultima moda bolognese per venderli alle signore del posto. Io, che ero più grande di lui, dovevo tenerlo occupato. L’ho incontrato di nuovo – ricorda Arbore – pochi anni dopo, quando giovanissimo era già uno straordinario clarinettista. Non ci siamo più lasciati, complice la musica e il comune amore per la melodia napoletana. Cito testualmente una sua frase: A confronto di Era de maggio Let it be sembra un Jingle. Un’affermazione estrema, che tuttavia racchiude l’essenza della musica di Lucio. Era un rivoluzionario con saldissime radici nella tradizione italiana e allo stesso tempo impossibile da ricondurre a una scuola precisa, come Battisti. Gli unici innovatori che l’Italia abbiamo avuto negli ultimi decenni”.
Dopo l’evento del 4 marzo, giorno in cui Dalla avrebbe compiuto 72 anni, Senza Lucio continuerà il suo cammino lungo l’Italia fino alle arene estive dove le proiezioni, in alcuni casi,  saranno accompagnate da concerti. Un modo, che sarebbe sicuramente piaciuto al cantautore, per far vivere ancora una volta in maniera diversa un biopic che è molto più di un ritratto. E’ infatti materia viva, affetti, ricordi, amore per la musica e l’arte, dolore per l’assenza.

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