Universalismo e differenze

Mercoledì 10 ottobre primo appuntamento per Another Place, rassegna promosso da ContestaRockHair: mostra personale di Andrea Agostini, reportage fotografico che riflette sulla condizione dei migranti
Universalismo e differenze
Foto di Andrea Agostini

Primo appuntamento per la seconda edizione della rassegna promossa da ContestaRockHair, Another Place, dedicata all’approfondimento artistico, attraverso mostre, incontri e happening musicali all’interno dei saloni del brand di tutto il mondo. Dopo il successo della precedente edizione, che ha visto esposizioni a Roma, New York e Shangai, mercoledì 10 ottobre, nello spazio di Testaccio a Roma (Piazza Santa Maria Liberatrice 46), sarà la volta di Universalismo e differenze/ Universalism and differences, mostra personale di Andrea Agostini che, attraverso le sue fotografie, riflette sulla condizione dei migranti e sulla creazione di una cittadinanza globale.

Il lavoro di Agostini – ospitato in parte anche sul numero di ottobre della Rivista del Cinematografosi propone come un reportage, una testimonianza umana sulla situazione dei migranti che transitano negli spazi del Baobab della Capitale, in attesa di raggiungere altre mete in Europa. Il punto su cui si focalizza l’artista è la creazione di barriere reali (e/o fittizie) che si sono create tra cittadini e migranti. Questi ultimi, appena sbarcati, si trovano in condizioni di respingimento da parte della popolazione locale. Andrea Agostini ci invita a riflettere su un punto importante: ovvero l’apprendimento del concetto che le culture sono il risultato del dialogo tra soggetti e universi culturali diversi. A supporto delle immagini sarà l’intervento di Paola Boncompagni, esperta cooperante internazionale, che leggerà un breve testo introduttivo sui rifugiati tratto dal suo libro dal titolo, appunto, “Rifugiati”, con prefazione del Dalai Lama.

“Dinnanzi alle inquietudini, le paure e i conflitti violenti che accompagnano le migrazioni – suggerisce la curatrice Simona Santopaolo -, l’arte dimostra quanto i concetti di confine, identità, nazione, lingua, cultura, religione, siano destinati a continue dislocazioni spazio-temporali”.

Quello di Agostini è a tutti gli effetti un approfondimento che parte da una realtà locale, da una narrazione visiva territoriale, allargandosi a una globale. Esattamente ciò che si propone il brand con questo progetto: partire dalla valorizzazione di talenti artistici locali per ampliare la visuale a livello artistico internazionale, con tematiche universali narrate all’interno di spazi espositivi disseminati nei vari continenti. Esaltando così la polivalente funzione degli spazi del brand internazionale, nati proprio per accogliere e far dialogare artisti e culture diverse, coinvolgendo la dimensione ambientale e quella temporale in uno stretto rapporto tra attività artistica, realtà e vita.

 

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