Tsukamoto a Ca’ Foscari

Alla terza giornata dello Short Film Festival il regista parla della sua carriera letteraria. Spazio anche alla videoarte e al cinema indiano
Tsukamoto a Ca’ Foscari
Pupus

Si è aperta all’insegna del Giappone la terza giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival, con l’atteso intervento (da remoto) di Shin’ya Tsukamoto. Il celebre regista, già ospite a Venezia l’anno scorso, ha parlato questa volta non dei suoi film, ma della sua carriera letteraria, dialogando con Francesco Vitucci, docente di lingue orientali dell’università di Bologna e autore della traduzione italiana di Un serpente di Giugno tratto dal suo omonimo film del 2002 e appena pubblicato per Marsilio. La storia è quella di di una donna, Rinko, che subendo un ricatto da un uomo misterioso riesce a liberarsi da un matrimonio che la tiene in gabbia. Tsukamoto ha parlato delle difficoltà incontrate per riuscire a tradurre su carta i temi della pellicola. Con il suo esordio letterario ha dovuto operare infatti una completa revisione delle dinamiche e della narrativa del film per adattarle alla carta stampata: un lavoro che ha richiesto grande precisione per la necessità di descrivere solo a parole la psicologia e le sensazioni dei personaggi, prima evocati per lo più da elementi visivi.

In mattinata è avvenuta anche la proiezione dei cinque cortometraggi finalisti della nona edizione del Concorso Scuole Superiori Olga Levi, realizzato in collaborazione con la Fondazione Ugo e Olga Levi. La giuria, composta da Roberto Calabretto, Marco Fedalto e Cosetta Saba avrà il compito di decretare sabato 7 maggio il vincitore tra i giovanissimi talenti in gara, tutti studenti delle scuole superiori. Tanti i temi affrontati nei cortometraggi, dalla sfera valoriale giovanile alle problematiche a essa correlate, come la difficoltà delle relazioni interpersonali, l’integrazione e la monotonia. Su e giù dell’italiana Chiara Mancina tratta ad esempio il tema della routine e la dipendenza da farmaci, raccontando il dramma di una ragazza intrappolata in una routine sempre più opprimente.

Nel pomeriggio, il festival prosegue con alcuni attesi programmi speciali. Ad aprire le danze è Lo sguardo sospeso, storico appuntamento con la videoarte italiana quest’anno dedicato alle opere della sua curatrice Elisabetta Di Sopra. La storia della regista pordenonese si intreccia indissolubilmente con la città di Venezia, dove vive e lavora. E così, tra una proiezione e l’altra delle sue opere, tutte costituite da una forte emotività e dalla semplice complessità dei gesti quotidiani, l’artista ha raccontato e si è raccontata al pubblico dell’Auditorium, come traspare da lavori come Intersezioni (in cui il soggetto è Venezia stessa), Il limite, Legami, Con_tatto e Pietas. È seguito, poi, il programma speciale Il corpo svelato, a cura di Carlo Montanaro, una curiosa indagine sulla resa del corpo nudo inquadrato dalla lente di tanti interpreti: dai primi esperimenti della cronofotografia di Eadweard Muybridge, ai lavori dei fratelli Pathé, all’immaginazione delle opere di George Méliès.

Shikhandi

La terza, ricca, giornata del Festival proseguirà poi con uno speciale dedicato ad Ashish Pandey per il programma sul cinema indiano curato da Cecilia Cossio. L’autore, connesso in diretta da Mumbai, presenterà tre dei suoi cortometraggi, tutti accomunati dalla volontà di dar voce a figure marginali della società indiana. I primi due, The Cabin Man (2007) e Khule Darwaaze (2010), sono riflessioni sulla solitudine, particolarmente difficoltosa per il mondo indiano tradizionale in cui l’individuo trae significato dalla relazione con gli altri. Nooreh (2018), l’ultimo corto proiettato, si misura invece con il tema del conflitto, analizzando i sanguinosi scontri tra India e Pakistan.

A concludere la giornata questa saranno sei nuovi cortometraggi in gara al Concorso Internazionale. A partire dall’iraniano My Brain Burst Out Laughing, diretto dall’animatore e concept artist Ali Astaraki, che porta sugli schermi la tragedia della guerra attraverso scene di una realtà distopica e sconcertante. Anche il secondo cortometraggio in gara, The Table of Grave, già selezionato in vari festival internazionali, ha toccato il tema della guerra. In quindici minuti il regista, Mirak Zymberaj, ha infatti raccontato il terrore e l’angoscia del conflitto armato del 1999 in Kosovo, intrecciandolo alla vicenda di Uka, che cerca di proteggere la figlia e il nipotino dalle milizie serbe.

Resta in tema anche Wiedersehen, di Helene Sorger: la storia di due soldati che hanno disertato il campo di battaglia durante la Seconda Guerra Mondiale. Quarto cortometraggio in concorso sarà Shikhandi, dell’indiano Sahil D. Gada, sul tema della trans-identità: Dev è giovane, appassionato di teatro, ma costretto a nascondere il proprio sogno e la propria identità dal padre violento. Lee Yun Seok, giovane regista coreano, presenterà il suo The Line of Sleep, con il quale affronta il tema del sonnambulismo e dell’infanzia. L’ultimo corto ad essere presentato sarà Pupus, unico corto italiano in gara, dedicato proprio alla tradizione siciliana dei pupi. Miriam Cossu Sparagano Ferraye documenta infatti le vicende di un mastro burattinaio nel quartiere Borgo Vecchio di Palermo.

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