Tornare a Gli anni amari

"Mario Mieli non si è battuto per l'omosessualità, ma per la liberazione e la felicità di ogni persona", dice Andrea Adriatico. Che racconta in biopic l'attivista, nelle sale dal 12 marzo
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Gli anni amari

Si chiamava Mario. O, se preferite, Maria. Era Mario Mieli, tra i fondatori del movimento omosessuale italiano nei primi anni settanta e autore del saggio ‘Elementi di critica omosessuale’ pubblicato in quegli anni da Einaudi.

Ce lo racconta il regista Andrea Adriatico nel suo film Gli anni amari interpretato da Nicola Di Benedetto e in uscita (emergenza Coronavirus permettendo) il 12 marzo distribuito da I Wonder Pictures. Una data non casuale: il 12 marzo del 1983 infatti Mieli morì tragicamente suicida prima dei trentun anni.

Il regista Andrea Adriatico

“E’ un film biografico – dice il regista-. L’ho scritto insieme a Grazia Verasani e Stefano Casi. Mario è uno dei personaggi misconosciuti della cultura italiana. Non si è battuto per l’omosessualità, ma per la liberazione e la felicità di ogni persona. Non fu un leader, semmai un’icona imprendibile, un outsider del movimento omosessuale di allora. Per lui l’unica educazione possibile era quella alla libertà”.

E Grazia Verasani aggiunge: “Siamo entrati in empatia con la sua figura. Lui ha cercato di uscire dai legami della tradizione della ghettizzazione con la creatività. Abbiamo raccontato le sue lotte e la sua umanità immedesimandoci nella sua vita e nella sua poetica”.

Nato nel 1952 a Milano, Mario fu attivista, intellettuale, scrittore, performer, provocatore, ma soprattutto pensatore e innovatore dimenticato. Figlio di ricchi borghesi e penultimo di sette, visse un complicato rapporto con il padre Walter (Antonio Catania) e la madre Liderica (Sandra Ceccarelli).

Gli anni amari – La famiglia Mieli

Nel film, prodotto da Cinemare con Rai Cinema in collaborazione con Pavarotti International 23, si parte dall’adolescenza al liceo classico Giuseppe Parini di Milano, per poi passare alla sfrenata vita notturna, quando ancora omosessualità era sinonimo di disturbo mentale e di malattia. Le sue parole d’ordine: “Come out” ovvero veniamo fuori, non nascondiamoci più, al grido di: “Noi non siamo malati, siamo felici”.

C’è poi il formativo viaggio a Londra e l’incontro con l’attivismo inglese del Gay Liberation Front, il ritorno in patria e l’adesione al Fuori!, prima associazione del movimento di liberazione omosessuale italiano, la fondazione dei “Collettivi Omosessuali Milanesi” e la pubblicazione del saggio Elementi di critica omosessuale.

Un film che vuole fare scoprire ai giovani l’universo libertario e rivoluzionario di Mario Mieli. La sua uscita in questo momento, come ha suggerito Stefano Casi, è piuttosto paradossale: “Tra le distanze imposte oggi giustamente dal decreto e l’abbattimento delle distanze tra i corpi con la sessualità libera voluta da Mario”.

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