Tertio Millennio, The Last Ones

Alla XXIV edizione del TMFF il film diretto da Veiko Õunpuu. Per i cortometraggi in gara The Handyman di Nicholas Clifford
26 Febbraio 2021
Festival, In evidenza
Tertio Millennio, The Last Ones
The Last Ones

Quarta giornata della XXIV edizione del Tertio Millennio Film Fest (TMFF), il festival del dialogo interculturale e interreligioso organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo. Traendo spunto da una citazione del poeta Friedrich Hölderlin, lo storico festival della Fondazione – nato nel 1997 per volere di Papa Giovanni Paolo II – propone una lettura dell’attualità partendo da “ciò che salva”, cercando nella filmografia contemporanea non il lamento del presente ma spunti di ripresa, di salvezza, per individui e comunità.

Disponibile fino al 2 marzo su MYmovies, il Festival propone oggi la visione di The Last Ones (Estonia/Finlandia/Olanda, 2020) diretto da Veiko Õunpuu.

Nel suggestivo scenario della Lapponia si fronteggiano il proprietario di una miniera in difficoltà, che rifornisce di droga i suoi lavoratori in modo che dimentichino un’esistenza difficile, e una piccola comunità di allevatori di renne. Veiko Õunpuu, uno dei registi di punta della scena baltica, mette in scena un western moderno, ambientato in una Lapponia ad alto tasso testosteronico, dove si scontrano capitalismo ed ecologia, sogno e realtà. Un affresco brutale calato nelle contraddizioni dell’avamposto di una civiltà, che racconta il drammatico quotidiano degli sfruttati: nella visione allegorica dell’autore, i minatori sono solo rappresentanti di tutti gli strati inferiori della società e il profitto è il prodotto maledetto di una comunità costretta a rincorrere uno sfuggente oggetto del desiderio.

Il buio di una miniera. La vastità di campi lunghi su spianate e boschi sospesi nel tempo: sin dai titoli di testa, contrappuntati da sonorità elettroniche che riportano alla mente certo cinema di genere anni ’70, The Last Ones (Viimeiset) del regista estone Veiko Õunpuu mette da subito in evidenza la sua natura indefinita. Western nordico ambientato nella tundra selvaggia lappone, il film è diviso in tre capitoli e segue le vicende di altrettanti personaggi: Rupi (Pääru Oja) è un giovane minatore, trait d’union tra il losco proprietario Kari (Tommi Korpela) e i colleghi, che vengono riforniti di droghe e alcool per tenerne a bada le rimostranze e sedare eventuali malumori dovuti alle dure condizioni lavorative, e non solo. A comporre questa sorta di anomalo triangolo è Riitta (Laura Birn), sentimentalmente legata ad un ex rocker, donna delle pulizie che sogna di fuggire dalla quotidianità di un’esistenza senza lampi. Rupi e Riitta, in fondo, sono due facili prede per Kari (non a caso soprannominato “Il pescatore”), uomo carismatico e senza scrupoli, manipolatore e sociopatico, che in segreto sta anche per vendere la miniera ai cinesi: il primo perché deve provare in tutti i modi a convincere l’anziano genitore, pastore di renne, a cedere le terre dove vive con la sua comunità; la seconda perché, desiderosa di una vita diversa, si lascerà sedurre da vacue promesse. Candidato per l’Estonia alla corsa per l’Oscar del miglior film internazionale, The Last Ones riflette così – come da titolo – lo spaccato di un luogo estremo (spogliato di qualsiasi “appeal” turistico e stereotipato) popolato da un manipolo di ultimi, da una parte – i minatori, costretti ad un’esistenza nel sottosuolo – sfruttati per il profitto di qualcun altro, dall’altra – la comunità dei pastori – come depositari finali di una tradizione che mantiene viva la simbiosi tra la terra e l’uomo. Veiko Õunpuu (Premio Orizzonti a Venezia nel 2007 con Autumn Ball, qui alla quinta regia di un lungometraggio) insiste allora su questo contrasto insolubile, quello tra la memoria preservata e la caduta nell’oblio, rompendo il silenzio in superficie con i boati provenienti dagli inferi, aprendo infine – Terzo capitolo: la tundra – lo spiraglio di una nuova possibilità verso un altrove, ipotizziamo, lontano da qualsiasi contaminazione. (Valerio Sammarco)

 

Disponibilità: dalle 11:00 di venerdì 26 febbraio fino alle 11:00 di domenica 28 febbraio.

Per quanto riguarda il concorso dei cortometraggi, invece, il titolo della giornata è The Handyman (Australia, 2020) di Nicholas Clifford.

The Handyman

Evelyn, una donna che vive da sola nella sua tenuta di campagna, tenta di porre fine alla propria vita, ma viene interrotta dall’arrivo di uno strano, affascinante tuttofare. Evelyn vorrebbe mandarlo via, ma il suo desiderio si scontra con la necessità dell’uomo di trovare un impego. Ben presto la donna scoprirà che anche il tuttofare ha una serie di problematiche irrisolte. Jack ed Evelyn, sono due anime ferite costrette a stare insieme e che si appoggiano l’una all’altra, sebbene per poco. Ma è quanto basta per vedere una difficile situazione sotto una nuova prospettiva.

Disponibilità: dalle 11:00 di venerdì 26 febbraio fino alle 11:00 di domenica 28 febbraio.

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