Sulle tracce di David Bowie

"La sua genialità, la sua resilienza, lo portarono al successo", dice Gabriel Range. Che porta Stardust alla Festa di Roma, con Johnny Flynn: "Non volevo essere una sua imitazione"
Sulle tracce di David Bowie
Johnny Flynn in Stardust

(Cinematografo.it/Adnkronos) – “Questo particolare capitolo della vita di David Bowie era per me affascinante. Tutti sappiamo che Bowie è una cosa diversa per ognuno di noi, ma sono tutti alter ego che nascono da questo capitolo della sua vita. Un momento in cui non era famoso, aveva avuto solo un successo che era considerato un fuoco di paglia. E con un artista come lui, che ha raggiunto straordinari livelli di notorietà, è difficile pensare che ci sia stato un momento in cui le cose non erano così facili. La sua resilienza, la sua genialità lo portò poi al successo”.

Gabriel Range spiega così la nascita di Stardust, il film che il regista presenta oggi alla Festa del Cinema di Roma incentrato sulla figura di David Bowie raccontato in un momento in cui affrontava una crisi personale, da cui nacque il personaggio di Ziggy Stardust e il grande successo planetario dell’artista. Il film, interpretato da Johnny Flynn, racconta le vicende di Bowie, che nel 1971 attraversando gli Stati Uniti d’America scrive Ziggy Stardust e crea il suo alter ego omonimo alla canzone.

“Era un momento in cui cercava di trovare la propria identità di artista e affrontare una paura reale, quella della malattia mentale -racconta Range- David aveva un fratellastro, Terry, che aveva grande influenza su di lui e che poi ebbe un crollo, una crisi schizofrenica. Questo ebbe su David un enorme impatto: ha cominciato a temere di avere di fronte lo stesso tipo di destino. Pensava che fosse una malattia genetica, e che fosse dunque per lui fosse una bomba ad orologeria. Mi interessava sondare questo aspetto della malattia mentale, la paura di svilupparla, unito ad un viaggio che lo cambiò”.

Stardust

“Volevo interpretare una persona vera -racconta il protagonista Johnny Flynn- Non volevo essere un’imitazione di David Bowie. Quando incontrai David per la prima volta, mi incoraggiò molto vedere che anche lui voleva raccontare la storia in questa maniera. In quel periodo lui si sente un fallito, completamente perso, e si trova di fronte ad una crisi esistenziale. Volevo interpretare una persona vera, con tutti i suoi demoni da affrontare. Non volevo fare un’imitazione perfetta. Volevo conoscere l’uomo e cosa provasse in quel periodo della sua vita”.

E’ molto più divertente “poter immaginare come fosse una persona coi suoi dilemmi, invece che i suoi successi -prosegue l’attore- Raccontare una storia che possa incoraggiare anche i giovani artisti immaginando come fosse una grande star prima del suo successo”. Stardust, presentato alla Festa di Roma in Selezione Ufficiale, sarà proiettato alle ore 21 al My Cityplex Europa.

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