Sull’Ali dorate

Con il suo ultimo lavoro Massimiliano Finazzer Flory ci porta nella Milano deserta del lockdown, dove a dare segnali di vita sono le sue statue: "Ecco che cosa ci direbbero se potessero parlare"
Sull’Ali dorate
Un'immagine di Ali dorate

“Perché non parli?”, si dice abbia chiesto Michelangelo al suo Mosè, così espressivo da mancare solo di parola.
Ma che cosa direbbero le statue, se potessero parlare?
E’ l’interrogativo da cui muove il regista e attore friulano Massimiliano Finazzer Flory con il suo ultimo lavoro, Ali dorate, cortometraggio girato nell’Italia in lockdown, 12 minuti per raccontare, con la suggestione delle immagini e il potere dell’immaginazione, una possibile rinascita dopo la tragedia del coronavirus, una liberazione “sulle ali dorate, finalmente dischiuse e illuminate dal sole. Le ali dorate su cui vola, come nel Nabucco di Verdi, il pensiero”.

Il trailer di Ali dorate

Dopo Baudelaire (Paris Baudelaire) e Leonardo Da Vinci (Essere Leonardo da Vinci) sono ancora una volta i giganti della nostra cultura ad offrire a Finazzer Flory le spalle da cui poter meglio osservare e comprendere quel che capita intorno. Qui una Milano deserta, aliena, con piazze vuote in cui l’essere umano sembra essersi eclissato: “L’umano però c’è – ci spiega al telefono Finazzer Flory – è solo invisibile agli occhi”. L’umano, inteso come ciò che definisce e impreziosisce la nostra specie, è custodito dalle 19 statue (19, come la famigerata sigla del Covid…) della città meneghina, che nel film rivendicano una voce: “Non importa che siano di bronzo o di marmo, per me quelle statue sono vive – rivela il regista- . Si sentono trascurate, sono preoccupate dalla nostra sorte, perciò iniziano a parlarci. All’inizio nessuna parla per sè, ma come un collettivo”.

Ritorna spesso nelle parole di Finazzer Flory quest’idea di unione, che non riguarda solo la forma e la coscienza delle statue della Madonnina e di Verdi, di Cavour a di Garibaldi, di Leonardo e di Manzoni, ma abbraccia il popolo italiano nella prova più dura e l’insieme delle generazioni sul piano del destino. Un “lavoro simbolista”, lo definisce Finazzer Flory, che come un arco si dispiega dalla notte all’alba, dall’oscurità alla luce: “La città notturna è quella moderna, la città dell’architettura, dei grattacieli, verticale – chiarisce l’autore -. La città diurna è invece orizzontale, è la città della Storia”.

Traspare l’intenzione poetica di fondere l’eterno e il diacronico, “l’antico, che non è il passato, ma il bello, l’arte, con il presente e il futuro”. Come ammonisce la statua di Verdi: “Tornate all’antico e sarà un progresso“. Ma è vero anche l’inverso: è il progresso a rivelare l’antico: “Ho usato il massimo della tecnologia, il 4K e i droni di ultima generazione, per far rivivere statue dell’800. Non c’è mai opposizione tra tecnica e arte. L’essenza del cinema sta lì a dimostrarlo”.
Il drone stesso, che ha coperto il 90 per cento delle riprese, è a ben vedere qualcosa di più di un dispositivo tecnico: “Mi ha permesso di librarmi e di liberarmi, il drone mi ha restituito quel respiro che il coronavirus vorrebbe toglierci”, chiosa Finazzer Flory.

Ali dorate è attualmente in post-produzione per essere pronto a fine maggio: “In tempo per proporlo alla Mostra del Cinema di Venezia”, è l’auspicio del regista.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy