Sul set de L’uomo di fumo

"Pretesto per raccontare l'Italia di oggi, con i suoi disagi sociali, sullo sfondo di una grande storia d'amore", dice il regista Giovanni Soldati. Nel cast Stefania Sandrelli, Selene Caramazza e Marco Valerio Montesano
Sul set de L’uomo di fumo
Il set de L'uomo di fumo

“Questo film è un pretesto per raccontare l’Italia di oggi con i suoi disagi sociali ed è anche il racconto di una grande storia d’amore”.

A parlare è il regista Giovanni Soldati che da ieri è impegnato sul set del suo nuovo film dal titolo L’uomo di fumo, che vede protagonisti Stefania Sandrelli, Selene Caramazza, Marco Valerio Montesano e Giorgio Borghetti.

“Un road movie che parte da Roma e va verso il Sud”, lo definisce e che racconta la storia di una ragazza (Selene Caramazza) alla ricerca di un padre che non ha mai conosciuto. Nel corso del suo viaggio, che proseguirà verso Latina, San Felice Circeo, Pontinia e Sabaudia, incontrerà un ragazzo (Marco Valerio Montesano) che si rivelerà il suo cavaliere. 

“Entrambi sono due giovani attori che hanno un talento straordinario”, commenta il regista, che è tornato a lavorare dopo tanti anni insieme alla sua compagna di vita Stefania Sandrelli, qui nel ruolo di una donna che si spaccia per essere la madre della ragazza interpretata da Selene Caramazza, quando invece è la nonna.

“Tra noi basta uno sguardo, anche meno, per un’intesa. Ha bisogno di pochissime indicazioni, le è sufficiente una pacca sulla spalla e va”, dice Soldati. 

Il primo ciak si è svolto a Roma all’Università La Sapienza sotto la famosa statua della Minerva, che leggenda narra non si debba guardare negli occhi prima di un esame. “Nel film sono un ragazzo che studia giurisprudenza e sto facendo una tesi sui casi irrisolti”, racconta Marco Valerio Montesano, che nella vita ha scelto di non fare l’università, ma di seguire le orme paterne (suo papà è Enrico Montesano) “anche se all’inizio lui non era tanto d’accordo” diplomandosi all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico. 

Il set de L’uomo di fumo

“E’ un film che si gioca molto sui rapporti- dice Selene Caramazza-. Io interpreto una ragazza le cui certezze vengono completamente scardinate quando scopre che quella che credeva essere sua madre in realtà è sua nonna. E’ un personaggio ricco di sfumature e molto umano. Ha una sorta di ribellione verso questa donna che le ha nascosto la verità e il suo viaggio diventa anche un percorso alla ricerca della propria identità”.

La ricerca del padre però rimane il perno della storia. A tal proposito, come è stato il rapporto con suo padre? “Mio padre (Mario Soldati) è stato la mia vita- risponde Giovanni Soldati-. Ho imparato tutto da lui, perfino la macchina che fuma, una strana scatola che si era inventato per fumare il sigaro quando ormai aveva più di novant’anni. E’ stato davvero tutto per me”.

“Il film non tratta del Covid”, specifica Giovanni Soldati anche se è girato nel pieno della pandemia. La produzione (Quality Film, Cinemusa in collaborazione con Rai Cinema) controlla comunque qualsiasi spostamento: i tamponi e i sierologici sono fatti ogni settimana a tutto il cast e alla troupe, le mascherine si tolgono solo quando si gira e ogni ambiente viene sempre sanificato.

E poi conclude: “Ho scritto un libro dal titolo Pane al pane, lì c’è una frase che dice: l’Alba è vicina quando la Notte è più profonda, ossia quando tutto va male a un certo punto qualcosa deve andare bene. Ecco, io mi aggrappo a questa frase”.

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