Sconnessi si può

"Non ho profili social e sconsiglio chiunque di averne: sono pericolosi", dice Fabrizio Bentivoglio. Protagonista della commedia di Christian Marazziti
Sconnessi si può

“Non ho profili social e sconsiglio di aprirli perché sono pericolosi per se stessi e per gli altri. Inoltre non capisco questa mania di pubblicare qualsiasi battito di ciglia”. Parola di Fabrizio Bentivoglio alla presentazione di Sconnessi, la commedia diretta da Christian Marazziti che uscirà nelle sale il 22 febbraio, distribuita in  300 copie da Vision Distribution, proprio in occasione dello Sconnessi day, la prima giornata mondiale contro la dipendenza da connessione. Come Perfetti sconosciuti svelava la pericolosità dell’utilizzo di smartphone e affini anche questo film mette al centro gli effetti più o meno devastanti della rivoluzione digitale avvenuta negli ultimi anni. Sarà Ettore (Fabrizio Bentivoglio), noto scrittore e nemico pubblico di Internet, a combattere questa dipendenza da schermo dilagante. Per farlo porterà tutta la sua famiglia in uno chalet in montagna isolato dal mondo e soprattutto senza connessione wi-fi. “Il tentativo di Ettore è quello di sconnettere i suoi familiari per poterli riguardare in faccia e per riallacciare rapporti da tempo usurati e nella sua ingenuità riesce nell’obiettivo”, dice Bentivoglio che riunirà, in occasione del suo compleanno, i suoi due figli Claudio (Eugenio Franceschini), giocatore di poker online incallito, e Giulio (Lorenzo Zurzolo), liceale nerd, con la seconda moglie giovane e un po’ naif Margherita (Carolina Crescentini), incinta al settimo mese. Al gruppo di “sconnessi”  si aggiungeranno anche i fratelli di Margherita Achille (Ricky Memphis) e Palmiro (Stefano Fresi), affetto da un disturbo bipolare, e poi la tata ucraina Olga (Antonia Liskova) con la figlia Stella (Benedetta Porcaroli) e la fidanzata di Claudio (Giulia Elettra Gorietti).

“La dipendenza da Internet sta prendendo il sopravvento e bisogna tornare a dialogare e a relazionarsi. Tutti i giorni siamo bombardati dai post di Facebook, Instagram e così via e anche il fenomeno dei selfie è dilagante”, dice il regista, al suo secondo lungometraggio dopo E-bola (2015), che ha avuto l’idea del film dopo aver sofferto di nomofobia il giorno del suo compleanno perché aveva il telefono staccato e non riusciva a rispondere ai messaggi di auguri. A differenza dei personaggi che interpretano i protagonisti di Sconnessidichiarano di non essere così dipendenti dallo smartphone e dai social e anzi confessano di vivere quasi meglio senza. Non sono però immuni da altre dipendenze.  Bentivoglio non può fare a meno del “caffè e delle sigarette”, Marazziti deve andare al cinema almeno tre volte a settimana, Memphis preferisce non rivelare le sue, Maurizio Mattioli, che qui interpreta il portiere, è assuefatto dai “farinacei” e infine Fresi scherzando dice: “Io ve devo risponde? Ho una dipendenza da acqua minerale mi pare evidente!”.

Ma cosa pensano di questa paura di rimanere sconnessi delle nuove generazioni?  “E’ un problema grande come la glaciazione. Ci vorrà un cinquantennio per imparare a utilizzare in modo sano i social. Io penso che sia importante anche levare ai genitori i cellulari o tablet come via di fuga ad un buon dialogo con i propri figli”, dice Fresi. Memphis invece è preoccupato per suo figlio che ha dodici anni: “Già smanetta con il cellulare e cerco di controllarlo e di dargli dei limiti dandogli un esempio. D’altronde quando c’è una dipendenza c’è sempre dietro il bisogno di riempire un buco e qualcosa che manca”. Poi, con un sospiro di sollievo, conclude: “Se gli tiro un i-pad o un pallone però grazie al cielo va ancora appresso al pallone”. 

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