Roberta Torre al Ca’ Foscari

La regista di Riccardo va all'inferno giurata allo Short Film Festival: “Seguo un percorso che inizia dalla visione prima ancora che dalla parola scritta”
Roberta Torre al Ca’ Foscari

La terza giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival si è conclusa con l’atteso Programma Speciale della Giuria; un’opportunità per approfondire la conoscenza dei tre membri della giuria internazionale di questa edizione: Roberta Torre, Hiroki Hayashi e Marcin Bortkiewicz. A ogni regista è stato chiesto di scegliere alcuni estratti dei loro lavori per vederli assieme al pubblico e commentarli.

Per cominciare, la regista italiana Roberta Torre ha proposto una selezione di scene tratte dal suo ultimo lungometraggio Riccardo, va all’inferno (2017), che ha appena vinto il David di Donatello per i migliori costumi, curati da Massimo Cantini Parrini. Un’artista poliedrica che unisce al cinema la sua parallela passione per il teatro: “Ho iniziato a dedicarmici contemporaneamente e non ho mai pensato di dividerli”, afferma infatti la Torre. Poi aggiunge: “Entrambi i mondi partono da un’immagine. Seguo un percorso che inizia dalla visione prima ancora che dalla parola scritta”.

A seguire l’intervento del giapponese Hiroki Hayashi, che ha cominciato la sua carriera come aiuto-regista di Takeshi Kitano e Kiyoshi Kurosawa: il suo profondo legame con la terra è raccontato attraverso un cinema “collettivo”, che coinvolge in ogni sua fase centinaia di volontari. Ne è esempio il cortometraggio presentato allo Short: Soul Journey – to the future of Nanto. Il polacco Marcin Bortkiwicz ha mostrato il documentario Early Learning. Dal suo vivace intervento è emersa una riflessione sulla rilevanza delle figure femminili nelle sue opere cinematografiche – giustificata dal ruolo centrale che queste hanno rappresentato per il regista da un punto di vista biografico – e sull’inscindibile legame tra l’universo filmico e quello del teatro. “Le persone dicono che il mio cinema è molto teatrale e il mio teatro molto cinematografico”, afferma infatti Bortkiwicz, sottolineando la naturale continuità tra le due arti.

Sabato, giornata conclusiva dello Short, sono stati proiettati gli ultimi cortometraggi in gara, a cominciare dalla struggente e malinconica animazione ceca Sea (di Marharita Tsikhanovich), un’immersione artistica nella solitudine dell’animo umano, seguita dal cortometraggio Mama-Mother (regia di Abduazim Ilkhomjonov e Botir Abdurahmonov), incentrato sul ruolo delle comunità uzbeke nell’accogliere gli orfani della seconda Guerra Mondiale. Dead End (del turco Yasin Dalgiç) e Passiveness (del cinese Ao Ma), trattano invece entrambi della difficile reintegrazione nella società di alcune figure marginali: un ex detenuto e un ragazzo violento internato in un centro correttivo.

Per finire, l’opera lettone Treasure (di Martynas Valius), in cui la ricerca di un tesoro nascosto mette alla prova l’integrità morale degli abitanti di un piccolo paese rurale. Gli ultimi programmi speciali si sono conclusi con la proiezione delle opere finaliste del Concorso Scuole Superiori Olga Brunner Levi, dedicate al doppio tema della donna e della musica, e con la retrospettiva di Carlo Montanaro, intitolata significativamente Fantastica Scienza. Un salto indietro nel tempo per indagare il rapporto tra la scienza e il cinema delle origini.

 

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