Quella periferia dove si semina l’odio

Le tensioni esplose a fine 2014 nei quartieri popolari della Capitale raccontate da Claudio Fragasso nel suo nuovo film: La grande rabbia
Quella periferia dove si semina l’odio
La grande rabbia

“E’ un film fatto tra amici con un budget ridicolo”. Usa proprio questo aggettivo Claudio Fragasso nel presentare questa mattina a Roma La grande rabbia, il suo film più recente scritto e diretto da Rossella Drudi. “Ridicolo – spiega subito dopo- perche abbiamo voluto dimostrare che si può girare un prodotto totalmente indipendente, senza chiedere contributi al ministero o altri interventi pubblici”. Cominciata la lavorazione nel Natale 2014, la storia ha cercato di registrare gli avvenimenti di quel periodo in tempo reale tra documento e fiction: mettendo a fuoco la situazione delle periferie romane per come si era andata evolvendo in un momento di forte tensione emotiva e sociale, concentrando l’attenzione su Matteo e Benito, due giovani e sulla loro confusa ricerca delle motivazioni giuste. La storia si svolge nell’arco di una giornata, ed è girata interamente in bianco & nero.
“All’inizio –rivela Fragasso – l’intenzione era di scegliere il colore, poi si è optato per il b&n in quanto maggiormente corrispondente a restituire il livore riarso delle periferie romane. Ho pensato certamente a L’odio, di Mathieu Kassovitz, come esempio per un argomento, quello della violenza giovanile, che in Francia si è sviluppato venti anni prima cha da noi”. Rossella Drudi, da parte sua, precisa: “Tutto quello che si vede, nasce da fatti veri. Siamo andata nei luoghi di Roma dove si agitava la protesta e abbiamo ascoltato quello che accadeva. L’abbiamo montato nel film, anche a costo di incorrere in qualche ripetizione, perché così si esprimeva la gente sul territorio”.
Presenti i due protagonisti principali, Maurizio M. Merli è Matteo: “Il mio personaggio  -dice- è un disilluso, uno che sta in un gruppo senza crederci troppo. Era importante raccontare una storia di amicizia” e anche Miguel Gobbo Diaz, che è Benito detto Benny, è convinto che, più della idee che esprimono, a lui e all’amico interessi la ricerca di qualcosa di solido, anche se è la boxe a mani nude. Presenti anche Simone Sabani (Marco), Edoardo Purgatori (Stefano) e Idalia Suarez (Alicia) protagonista femminile. Rossella Drudi ci tiene a precisare che questo “non vuole essere un film politico. La storia si svolge a Roma ma riguarda tutta l’ Italia. Vuole essere un monito contro il pregiudizio. Non conoscere l’altro ingenera paura. E certi giovani sono spaventati dall’omologazione in cui vivono. La tragedia finale è simbolica, nasce per la grande confusione che regna nella società odierna. Nel film compaiono anche Flavio Bucci e Giulio Base, nel ruolo di Fuhrer, personaggio che riprende da un precedente film di Fragasso “Teste rasate”. Il film esce in sala il 28 aprile con una distribuzione da “work in progress”, a Roma in molta sale UCI In zone periferiche, e poi in altre parti d’Italia.

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