Premi… e poi?

Dopo i trionfi di Cannes, le Giornate degli Autori si interrogano sul futuro del cinema italiano. Insieme ai protagonisti del festival
5 Giugno 2008
Premi… e poi?

Dalle stelle alle stalle, ciclicamente. “Dopo i trionfi di Cannes, se a Venezia dovesse andare male, si tornerà a dire che il cinema italiano è morto. Io suggerisco, una volta per tutte: basta con il sensazionalismo. Cerchiamo un saggio equilibrio”. Il richiamo di Domenico Procacci arriva chiaro alla platea gremita a Villa Medici per l’incontro “Cannes.. e poi, presente e futuro del cinema italiano d’autore”, organizzato dalle Giornate degli Autori per una riflessione all’indomani dei successi tricolore sulla Croisette. Uomo del momento – il “suo” Gomorra vola alto con quasi 8milioni di euro nelle sale – produttore indipendente di riferimento e talent scout da 20 anni (“e continuerò per altrettanti”, promette lui), il presidente della Fandango ha un’idea precisa di quale debba essere il ruolo del produttore “indie” oggi: “Noi abbiamo il compito e la responsabilità di accompagnare i registi nel tempo, prevedendo insieme a loro un percorso formativo di linguaggio e di successo: i finanziatori dei film non hanno questo ruolo, che è esclusivamente nostro”.
Considerazioni subito sottoscritte da colleghi e registi presenti: Andrea Occhipinti e Nicola Giuliano con Paolo Sorrentino per Il Divo, Angelo Barbagallo con Marco Tullio Giordana per Sanguepazzo, Donatella Botti con Francesco Munzi per Il resto della notte. Unico assente – ma spesso evocato – della squadra italiana di Cannes era Matteo Garrone. “Per maturare come registi serve sbagliare”, ha aggiunto Sorrentino, sottolineando anche quanto sia “più importante per un regista esercitarsi su nuovi linguaggi che non scegliere temi ruffiani pur di convincere un produttore”. Purché “lo Stato e le tv ci aiuti”. Un nodo centrale, questo, chiamato in causa più volte. “Potremmo perdere decenni di sforzi in un paio d’anni se non siamo sostenuti”: lo dice Occhipinti ma gli fanno coro gli altri, facendo presente che come l’affermazione di un autore richieda anni di perseveranza, anche quella complessiva di un certo tipo di cinema necessita tempo per farsi apprezzare. Lo ha ricordato bene Giorgio Gosetti con un’analisi della presenza italiana alle ultime 10 edizioni di Cannes: “42 titoli dal 1998 al 2008 escluso, cioè una media di 4 a festival. Non è poco, anzi, ed è complessivamente un quadro del miglior cinema italiano d’autore: osservando da fuori appare come una foto di famiglia compatta, seppur tra generazioni e linguaggi diversi”.

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