Pesaro 57, visioni e Q&A

Continua l’esplorazione dei titoli in concorso tra cinema materico e visioni oniriche
Pesaro 57, visioni e Q&A
Manifestarsi

Martedì 22 giugno, seconda giornata di Pesaro57, ha visto l’inaugurazione dei Q&A con i registi (collegati online) nel corso del matineé al cinema Astra. Mouaad el Salem, regista di This Day Won’t Last, è intervenuto senza mostrarsi in video per ragioni di sicurezza. Non è un tema ben accetto in Tunisia quello affrontato dal suo corto, che assemblando foto analogiche e video girati con il cellulare intende dare voce a tutti gli omosessuali del paese vittime di una pesante repressione. “L’omosessualità è attaccata non solo da una religione oppressiva ma anche dalla politica e dallo schema sociale del paese, venendo punita con la detenzione fino a 5 anni. La situazione nell’ultimo periodo ha continuato a peggiorare e molti giovani decidono di emigrare”, ha denunciato l’autore.

Adriano Valerio ha parlato di come sia nata l’idea di The Nightwalk, un corto sull’inizio della pandemia in Cina vista dagli occhi di uno straniero a Shangai: “È stato istintivo, mi è stata raccontata una storia e per me si è rivelato necessario metterla sullo schermo”. Si tratta di un film realizzato da remoto, anche se il regista si è contraddistinto anche in passato per la ricerca rivolta a luoghi lontani (come è stato nel caso di Banat Il viaggio).  Ora, ha concluso Valerio, “la sfida per il cinema post-pandemico sarà quella di mettere in scena il recupero del contatto con la materialità in seguito alle privazioni che tutti abbiamo vissuto”.

La riflessione si è spostata sulle vicende della guerra civile spagnola con Xacio Baño, autore di Deep Waters, che ha illustrato come “il film sia iniziato con una ricerca partita da alcune lettere nella casa dei miei nonni. Dalla carta ho esplorato le coordinate spazio temporali dagli anni ’30 al presente”.

A concludere la mattinata il confronto con il regista e docente argentino Nicolas Zukerfeld. Il titolo della sua opera, There are not thirty-six ways of showing a man getting on a horse, riporta la dichiarazione di Raoul Walsh da cui è nata l’idea stessa del film. “Ho cercato di raccogliere le immagini dei suoi film per capire perché questa frase fosse stata citata e ripresa più volte. Il lavoro di docente universitario mi ha permesso di acquisire le competenze necessarie per realizzare il film ma non ho troppa fiducia nelle rigidità di molte tesi accademiche. Si è trattato di un gioco mosso dalla curiosità, per me fondamentale sia nella docenza che nella cinematografia”, ha raccontato Zukerfeld.

Nel pomeriggio, al Teatro Sperimentale, sono state presentate cinque tra le opere del concorso. A cominciare il corto The Red Filter is Withdrawn della regista sud coreana Minjung Kim, ispirato alla Condition humaine di Magritte. A seguire la proiezione di Rock Bottom Riser di Fern Silva, in cui una serie di incontri insulari vengono narrati nel segno della scoperta di nuovi mondi. Il secondo titolo italiano in gara, Manifestarsi di Gianmarco Donaggio, esplora invece i confini del “cinema materico” attraverso un’indagine microscopica. A banana tree is no coincidence di Luiza Gonçalves si propone di documentare in dieci minuti gli alberi di banano di San Sebastián in Spagna.

Ultimo titolo del pomeriggio Edna di Eryk Rocha, narrazione onirica di una terra continuamente massacrata: l’Amazzonia. Allo Sperimentale la serata si è poi conclusa con la versione restaurata di Il portiere di notte per l’evento speciale dedicato a Liliana Cavani.

Edna

In Piazza del Popolo la sera è stata tutta di Woody Allen e del suo Midnight in Paris, presentato dal critico Paolo Mereghetti che lo ha scelto come suo film del cuore. L’omaggio a Giulietta Masina ha invece continuato ad animare il cinema in spiaggia con Non stuzzicate la zanzara di Lina Wertmüller.

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