Pesaro 57, inizio col botto

Il direttore della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, Pedro Armocida: "Soddisfazione nel vedere il ritorno di un pubblico numeroso, a conferma del trend nazionale che testimonia la voglia di vivere gli eventi in presenza"
21 Giugno 2021
Festival, In evidenza
Pesaro 57, inizio col botto
Gabriele Mainetti e Pedro Armocida presentano I predatori dell'arca perduta - Foto Luigi Angelucci

Va in archivio il primo fine settimana della 57° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema che proseguirà fino a sabato 26. Due giorni che hanno registrato oltre un migliaio di presenze nei vari eventi. Quelli in Piazza, in particolare, hanno fatto registrare il tutto esaurito negli oltre 400 posti consentiti dal distanziamento. Grande successo anche per il Cinema in spiaggia per l’inizio della programmazione dedicata a Giulietta Masina.

Sono stati due giorni che hanno testimoniato la voglia del pubblico di tornare a godere del cinema sul grande schermo, un successo confermato anche dalle parole del Direttore artistico Pedro Armocida: “Sono molto contento che le prime proposte di questa 57a edizione abbiano trovato un pubblico numeroso che ha affollato tutte le sale, confermando il trend nazionale che vede gli spettatori vogliosi di tornare a vivere in presenza i grandi eventi e, soprattutto, di vedere i film sul grande schermo. La Mostra Internazionale del Nuovo Cinema è orgogliosa di contribuire al ritorno nelle sale grazie a un programma che nei primi giorni ha visto alternarsi proposte di film – l’evento speciale Liliana Cavani, i 40 anni di Indiana Jones con I predatori dell’arca perduta, il centenario di Giulietta Masina – insieme a quelle musicali, come il concerto ‘muto’ di N.A.I.P. e la presenza a sorpresa degli Extraliscio per il videoclip diretto da Elisabetta Sgarbi, entrambi con forti legami cinematografici.”

L’edizione 2021 è stata ufficialmente inaugurata sabato con la proiezione di I predatori dell’arca perduta, il primo capitolo della saga di Indiana Jones diretta da Steven Spielberg, ricordato nei quarant’anni dalla sua uscita nelle sale americane. Per l’occasione è stato chiamato a presentare il film un fan d’eccezione, Gabriele Mainetti (Lo chiamavano Jeeg Robot), il cui atteso Freaks Out uscirà il prossimo 28 ottobre. Il regista ha testimoniato tutto il suo amore per l’autore americano, definito un maestro di tecnica e sensibilità, in grado di dare un ritmo unico alle immagini, e che in questo film dà prova di una grande maturità stilista attingendo al cinema d’avventura precedente rendendolo più dinamico. Per Mainetti si tratta di un film “tarantiniano” ante-litteram, senza però il tipico compiacimento post-moderno, che anzi è una grande testimonianza d’amore verso un certo tipo di cinema, un’opera che il regista stesso ha rivisto per farsi ispirare dalle sue molte invenzioni visive.

Domenica, invece, è stato molto seguito l’evento in ricordo dello scenografo pesarese Bruno Cesari, durante il quale il pubblico ha avuto la rara opportunità di vedere da vicino la mitica statuetta del premio Oscar, vinto da Cesari per L’ultimo Imperatore e donata alla città dalla vedova dell’artista Laura Curreli. Si è trattato di una cerimonia emozionante, alla quale ha partecipato anche il prefetto Tommaso Ricciardi che ha definito la Mostra un “tempio del cinema”, ringraziando la famiglia per il nobile gesto che arricchisce ulteriormente l’eredità cinematografica della città. Anche il sindaco Matteo Ricci ha voluto esprimere l’enorme senso di gratitudine che Pesaro nutre nei confronti della famiglia di Cesari per il dono fatto che andrà ad impreziosire un luogo storico come il Teatro Sperimentale. Per l’occasione, è stato anche presentato il progetto della teca che verrà installata proprio all’entrata del Teatro Sperimentale contenente tutti i premi donati dalla famiglia dello scenografo.

Anche la serata di domenica ha rappresentato un momento molto particolare ed emozionante, soprattutto quando Vittorio Ondedei e l’assessore Daniele Vimini hanno presentato la versione discografica di “Luccichini dappertutto”, il grande concerto tenutosi lo scorso anno in ricordo di Mirko Bertuccioli aka Zagor Camillas, a cui è seguita la proiezione di un video-ricordo realizzato da Giacomo Laser. Note più leggere hanno poi stemperato l’atmosfera, quando Elisabetta Sgarbi ha presentato sul palco il suo videoclip È bello perdersi degli Extraliscio, un gruppo con il quale ha girato anche un documentario e di cui si è innamorata sin dal primo incontro, rapita dall’energia, dalla vitalità e dall’originalità che contraddistingue il loro “punk da balera”. Il pubblico non ha potuto che concordare con la regista, quando i due membri della band presenti, Mirco Mariani e Moreno il biondo, hanno improvvisato un paio di brani “scaldando” il pubblico per l’evento successivo, ovvero il “Concerto muto” di N.A.I.P. L’artista rivelazione dell’ultima edizione di X Factor ha infatti proposto oltre un’ora di sonorizzazioni, mescolando sonorità elettroniche, performance fisica e sovrapposizioni canore, fondendosi in maniera sorprendente con le immagini dei cortometraggi d’avanguardia degli anni ’20, passando senza soluzione di continuità da Hans Richter a Man Ray, da Marcel Duchamp a Walter Ruttman per un’esperienza quasi metafisica. È stata, insomma, una serata interamente dedicata al connubio tra musica e cinema, come nelle intenzioni della sezione Il muro del suono curata da Anthony Ettorre e Vittorio Ondedei.

Già da sabato, inoltre, sono iniziate le proiezioni dell’Evento speciale sul cinema italiano e il Cinema in Spiaggia. Il primo è dedicato quest’anno a Liliana Cavani, una delle più importanti registe italiane ed europee che ha segnato buona parte del nostro cinema dagli anni Sessanta in poi e che la Mostra ha deciso di omaggiare con la proiezione dei suoi film per il cinema, una tavola rotonda (sabato) e una pubblicazione. Il programma, organizzato in collaborazione con Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e Luce Cinecittà, si è aperto con la sua opera prima, Francesco d’Assisi del 1966, dove la figura del santo è interpretata da Lou Costello, per poi proseguire con il corto di laurea La battaglia (1962), Galileo (1968) e I Cannibali (1970).

Il Cinema in spiaggia, ai Bagni Agata di Pesaro, permette invece di godere di proiezioni di pellicole in 35mm in riva al mare, ed è dedicato quest’anno alla grande Giulietta Masina, di cui ricorre il centenario della nascita, e di cui si ripercorrono le tappe principali della carriera sia nelle sue storiche collaborazioni con Fellini, sia in altre sue iconiche interpretazioni. Si è iniziato sabato con Luci del varietà (1950) di Lattuada e Fellini dove Masina interpreta la stella di una scalcinata compagnia teatrale, mentre la domenica è stata la volta di Senza pietà (1948) di Alberto Lattuada, nel quale interpreta invece una giovane prostituta costretta a sopravvivere in un contesto difficile.

Nella giornata di lunedì, infine, hanno preso il via anche tutte le altre sezioni della Mostra, dagli incontri mattutini al Cinema Astra – con la presentazione, tra gli altri, della sezione di webinar online Open Access Cinema (CLICCA QUI per iscriverti)  – alla nuova sezione Pesaro Film Festival Circus dedicata ai bambini tra laboratori e proiezioni, passando per le prime cinque opere del Concorso Pesaro Nuovo Cinema. La prima è stata earthearthearth di Daïchi Saïto, regista giapponese trapiantato in Canada che parte dagli imponenti paesaggi delle Ande per realizzare immagini sempre più astratte, producendo una ipnotica riflessione sulla Terra, seguito da This Day Won’t Last di Mouaad el Salem, un’opera prima sorprendente, girata in totale clandestinità ai confini della Tunisia per esprimere l’urgenza del filmare all’interno di un contesto di oppressione e da Augas Abisais, del galiziano Xacio Baño, il quale ripercorre la storia di un suo antenato, chiamato a combattere la Guerra civile spagnola ancora adolescente, attraverso documenti ufficiali e il racconto della propria nonna. È stato poi presentato il primo italiano in gara, Adriano Valerio, e il suo The Nightwalk, storia di confinamenti e fughe di un uomo bloccato a Shanghai durante la pandemia; a cui è seguito il primo dei sei lungometraggi in gara: There are not Thirty-Six Ways of Showing a Man Getting on a Horse dell’argentino Nicolás Zukerfeld, nel quale l’ossessione per il western del regista si fa riflessione sul cinema classico americano e spy story intorno alla mitica frase di Raoul Walsh del titolo.

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