Parmitano racconta Gravity

Il primo astronauta italiano a "passeggiare nello spazio" presenta a La Sapienza di Roma il lavoro di Bullock-Clooney per l'uscita home video del film di Cuaròn
25 Febbraio 2014
Parmitano racconta Gravity

“Volare è un privilegio, condividerlo è una necessità e i giovani sono il mio pubblico preferito”: Luca Parmitano conquista all’istante gli studenti di ingegneria dell’Università La Sapienza di Roma durante un incontro per la presentazione di Gravity in versione home video. La pellicola di Alfonso Cuaròn, candidata a 10 premi Oscar, uscirà domani 26 febbraio in DVD, Blu-ray e Blu-ray 3D su etichetta Warner Bros Entertainment Italia con oltre tre ore di contenuti speciali sulle avventure spaziali di George Clooney e Sandra Bullock.
Assieme a Charles Elachi, direttore del Jet Propulsion Laboratory della NASA, l’astronauta siciliano (classe ’76) ha raccontato le meraviglie del cosmo visto dall’alto: nel 2013 è stato infatti il primo italiano a “passeggiare nello spazio” (o, come si dice in gergo tecnico, “a svolgere attività extraveicolari”) quando ha trascorso sei mesi a bordo della navetta Sojuz con il volo TMA-09M.
Non esiste una “ricetta” o un percorso di studi prestabilito per seguire il suo esempio: “Cosa conta? Essere bravi e fortunati. La gente dice che siamo dei modelli, ma la mia ispirazione sono i campioni della nazionale italiana paraolimpica, che mi ha regalato una maglia con la scritta Italia da portare con me lassù”. Oltre allo stupore e alla meraviglia, è stato protagonista, parole sue, di situazioni che “ricordano le immagini drammatiche di Gravity. È successa una sola volta l’avaria ed è toccata a me perché lo zaino che contiene l’ossigeno ad un certo punto ha mandato l’acqua nel caso isolandomi del tutto non vedevo e non sentivo nulla. Sono rientrato alla base alla cieca”.
Per il resto, aggiunge, “Gravity va preso come intrattenimento, non come un documentario. Nei colori e nelle luci è davvero realistico, ha una grafica straordinaria e una storia meravigliosa. Mi fa piacere sapere che va agli Oscar perché fa conoscere le attività spaziali e spinge la gente a guardare verso l’altro. Non posso dare un voto a Clooney e Bullock come astronauti, ma mi piacerebbe averli come colleghi”.
“Non è che una sala così gremita è frutto dei rumor sull’arrivo della Bullock all’università?”: l’intervento-testimonianza di Charles Elachi inizia con questa battuta per proseguire con un elogio alla collaborazione tra Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e NASA, “iniziata 35 anni fa e tuttora in corso. Per parlare di futuro e di prospettive del nostro lavoro possiamo partire da un anniversario importante che stiamo celebrando, i dieci anni dall’esplorazione di Marte da parte del Rover. In questo periodo è entrato nella cultura pop, dalle pubblicità di Lego, Heineken e Diet Pepsi ai talk show come quello di Conan O’Brien. Fa parte della nostra vita quotidiana e ha cambiato il destino di molti, compresa quella ragazza di 14 anni che ha visto l’avvenimento per strada su un maxischermo e ha deciso di voler diventare astronauta. Oggi ce l’ha fatta e guida il Rover. Ora abbiamo moltissimi progetti in cantiere, primi passi per potenziali missioni umane su Marte. Potrebbe esserci vita lassù? Prima dobbiamo capire le varie componenti del territorio, che contiene tutti i vari elementi essenziali per gli organismi viventi e vanta oceani sotto la superficie grandi quanto quelli terrestri”.
“Il cinema – aggiunge Barbara Salabè, country manager di Warner Bros – cerca di interpretare paure, sogni e immaginazioni di tutti noi: più la ricerca scientifica va avanti e più diventa parte dell’immaginario collettivo che il grande schermo cerca di cogliere con un triplo salto mortale. Gravity ha ricreato in otto metri quadrati lo spazio attraverso una serie di trucchi, ma ci ha offerto la possibilità di fare incontrare questi mondi permettendoci di offrire una borsa di studio agli studenti che volessero presentare un progetto sull’assenza di gravità”.

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