Ocelot, il ritorno

"Come si può trattare le donne con violenza?", si chiede il regista di Kirikù e la strega Karabà. Ad Alice nella Città, con la sua nuova animazione
Ocelot, il ritorno

“Da quando sono piccolo non mi faccio una ragione del fatto che le donne siano trattate con violenza”. Parola del grande regista francese Michel Ocelot che ha presentato oggi nella sezione Alice nella città alla Festa del Cinema di Roma il suo nuovo film d’animazione in difesa delle donne. S’intitola Dilili in Paris e vede protagonista una piccola ragazzina kanak, che si chiama appunto Dilili, e che si troverà a combattere contro i maestri del Male che rapiscono le bambine, le portano sottoterra e le costringono a camminare a quattro zampe. 

“In Francia ogni due giorni e mezzo una donna viene uccisa dal suo compagno. E stiamo parlando di un paese abbastanza calmo- prosegue il regista- Le cifre sono ancora più inquietanti aldilà dell’Occidente. Ogni tre secondi nel mondo una ragazzina minorenne viene data in sposa e negli ultimi cinquant’anni il numero delle donne uccise supera quello dei morti in guerra nel corso del ventesimo secolo”.

Il film è ambientato nell’epoca della Belle Epoque: “Non volevo raccontare solo gli orrori. Quella è stata un’epoca sensazionale. A Parigi ci sono geni in ogni angolo e in tutti i contesti” e sono state usate delle fotografie reali, alcune scattate dallo stesso Ocelot nel corso degli ultimi anni, al fianco dei disegni dell’animazione. “E’ una tecnica semplice. Abbiamo usato delle foto al posto dei decori. Tutti i musei si sono prestati e sono rimasti aperti anche nei giorni in cui normalmente sono chiusi. Molte degli oggetti fotografati erano all’interno del Museo d’Orsay, come quelli con gli intagli di legno dell’Art Noveau, la poltrona di Sarah Bernhardt e i mobili di Proust. Inoltre ci hanno permesso di fotografare anche l’interno dell’Opéra di Parigi”, spiega il regista che usa le fotografie per combattere quello che succede con cose reali. E poi racconta il lungo percorso di genesi del film durato sei anni da quando è stata scritta la sceneggiatura e riflette: “Nel frattempo sono successe tante cose come gli atti terroristici a Parigi e le ragazze rapite da Boko Haram in Nigeria. Questo mi ha incoraggiato ancora di più a fare un film in difesa della nostra cultura”. 

Da Kirikù e la strega Karabà, Ocelot ha sempre avuto a cuore le donne: “Ho scelto di trattare questo argomento perché è di grande attualità, più delle guerre”. E soprattutto ha sempre solo fatto film d’animazione perché: “è il solo linguaggio cinematografico che sappia parlare”. In Dilili in Paris tanti riferimenti alla cultura dell’epoca e ad artisti, pittori, scultori e inventori del passato. Siamo sicuri che i bambini possano capire un film del genere? “Non ho mai fatto film per bambini che hanno una fascia d’età dai tre ai cinque anni perché non sono così intelligente. Molte cose non le capiranno, ma se la storia è corretta e onesta gli piacerà. Alcune cose le indovineranno, mentre altre le registreranno nella loro testa e le utilizzeranno in futuro. Penso che anche gli adulti avranno difficoltà a riconoscere tutti i personaggi, ma non è un problema. L’importante è che siano mostrati i personaggi quindi non vi preoccupate se non li riconoscete! Nel bar per esempio c’è una ripresa panoramica alla fine della quale compare Modigliani”. Il film uscirà nelle sale probabilmente il 21 dicembre.

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