Nowhere Special, della vita

"Storia d'amore tra padre figlio", dice il regista Uberto Pasolini. Dalla Mostra di Venezia a Roma (Alice nella Città), rivela: "Ho la lacrima facile"
23 Ottobre 2020
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Nowhere Special, della vita
Nowhere Special

(Cinematografo.it/Adnkronos) – “E’ una storia d’amore, tra un giovane padre e suo figlio. E’ una storia particolare, io sono genitore di tre figlie e credo questo sia il mestiere più difficile che mi viene a mente. E’ faticosissimo”. Così Uberto Pasolini parla di ‘Nowhere Special’, la pellicola che viene presentata oggi alla Festa del Cinema di Roma dopo essere passato alla Mostra di Venezia, nella Sezione Orizzonti, dove ha emozionato critica e pubblico.

La pellicola racconta la storia di John (James Norton), un lavavetri 35enne, abbandonato dalla moglie subito dopo la nascita del figlioletto Michael (Daniel Lamont). Quando il figlio ha quattro anni, John riceve una pessima notizia: gli restano pochi mesi di vita. In questo breve periodo che gli è rimasto, l’uomo si mette alla ricerca di una nuova famiglia per Michael, deciso a tutelare suo figlio dalla sua morte e determinato a dargli un futuro radioso.

James Norton Michael Lamont e Uberto Pasolini – Foto Karen Di Paola

“Sapere come, quando e perché aiutare i propri figli a trovare la loro identità, la loro strada, le loro passioni senza metterci quello che proiettiamo noi sulle loro vite è complicatissimo -dice Pasolini- Quindi il problema del dialogo tra genitori e figli fa parte sicuramente del film, la difficoltà di un dialogo aperto, onesto, di una ricerca di un’espressione della verità”. Il regista, che vive nel Regno Unito, racconta come è nata l’idea del film: “Ho letto un giornale per caso, avevo letto un’intervista di una persona che si occupava di questo e da lì è uscito il film. Ho fatto molte ricerche, ho parlato con persone che si occupano di adozioni, con persone che vogliono adottare, e poi ho scritto la sceneggiatura”.

Il personaggio principale, il giovane padre interpretato da James Norton, è stato scelto in modo molto mirato. “Il protagonista è di pochissime parole, vive isolato, non ha una famiglia e non ha modo di condividere la situazione che vive con nessuno. A me piacciono i film con poche parole. C’era bisogno di un attore che potesse esprimere moltissimo senza recitare, perché amo le cose molto sottotono. La sceneggiatura infatti è molto sottotono nonostante la drammaticità della storia. James Norton ha molte frecce al suo arco, e fra queste quella di essere espressivo anche in momenti di non ovvia recitazione”.

L’altro protagonista della pellicola è il piccolo figlioletto di 4 anni. “La vera scommessa del film -spiega Pasolini- era quella di immaginare un film dove uno dei ruoli principali fosse quella di un bambino di 4 anni. Come si gestisce un bambino di 4 anni per trenta giorni sul set? Aver vinto questa scommessa, cioè fare un film con un bimbo che sia vero, che si senta vero, e alla fine del processo avere qualcosa che sia credibile, mi fa enormemente piacere”. Con il piccolo Daniel Lemont è stato amore a prima vista. “La cosa miracolosa è che fra mille bambini che abbiamo visto, abbiamo scelto quello che si è davvero trasformato in un attore professionista. Il rapporto non è costruito al montaggio, ve ne accorgerete”, dice il regista.

Che ammette di aver fatto un film emotivo ed emozionante, ma di non voler ‘insistere’ su questo tasto quando gira una pellicola. “In genere preferisco trovare una chiave non drammatica -spiega- E’ più difficile, e rischia di avere un linguaggio più ovvio o pesante”. E aggiunge ironico: “Ho fatto anche dei film che volevano fare ridere e non piangere. Magari hanno fatto piangere i finanziatori, ma quello è un altro discorso”. Pasolini rivela poi un piccolo particolare personale: “Ho la lacrima facile -ammette- Ogni 4-5 mesi guardo Luci della Città e piango. In famiglia mi trovano poco duro ed emotivo, poco simpatico, ma nel mio mestiere sono più dolce”

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