Muccino, Gli anni più belli

"La grande storia è quella che ci definisce, anche se non vogliamo", dice il regista. Che si "ispira a C'eravamo tanto amati parlando però di una generazione diversa", con Favino, Rossi Stuart, Santamaria e Ramazzotti, in sala il 13 febbraio
Muccino, Gli anni più belli
Gabriele Muccino sul set de Gli anni più belli

Un C’eravamo tanto amati qualche generazione dopo. E’ Gli anni più belli, il nuovo film di Gabriele Muccino, che racconta una storia di amicizia nell’arco di quarant’anni, dall’adolescenza all’età adulta e che vede protagonisti Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria e Micaela Ramazzotti. 

Esce il giorno prima di San Valentino, il 13 febbraio, distribuito da 01 distribution su 500 schermi. Tante le copie e tanti i costi: ben 8 milioni per un film nel quale gli amori, i successi e i fallimenti si dipanano sullo sfondo di epoche differenti, dal 1980 ad oggi.

Gli anni più belli

“La grande storia è quella che ci definisce, anche se non vogliamo – dice Muccino-. L’impatto del muro di Berlino aprì un orizzonte di speranza verso un mondo migliore. Mani pulite invece diede un’idea di reset e di cambiamento della classe politica. L’11 settembre ci fece sentire fragili e vulnerabili e ci mise davanti a un futuro chiuso. Infine con l’avvento dei Cinque stelle si pensò, ancora una volta, che la classe politica precedente avesse sbagliato tutto e che si potesse ricominciare da capo”. 

Nel film c’è tanto cinema al quale Muccino ha voluto rendere omaggio: Zavattini, Risi, Scola, Fellini e tanti altri. Tra tutti spicca C’eravamo tanto amati di Scola. Nel finale, però, lì c’era una canzone partigiana che riconduceva le fila di tutto, qui, invece, l’unico baluardo che resta è l’amicizia.

“Si ispira a C’eravamo tanto amati, ma rappresenta una generazione che è vissuta all’ombra di tutto quello che quel film documentava – dice-.  Quando ho iniziato a scriverlo mi sono reso conto che molte cose, come la morale politica o l’antagonismo tra ricchi e poveri, non avevano più senso. La mia è una generazione schiacciata da quella che è stata la storia degli altri come il dopoguerra, il boom economico, il sessantotto e gli anni di piombo. Noi non abbiamo mai avuto una nostra storia. Siamo stati apolitici”. E Favino, annuendo, prosegue: “Non è un caso che non ci sia più il canto comune partigiano. Siamo la generazione silente che si è messa in un angolo ad aspettare di tirare fuori la propria voce e che rimane schiacciata”.

Gli anni più belli

Al centro, dunque, di questo film c’è l’amicizia. Quella tra un aspirante avvocato piuttosto ambizioso (Favino), uno che vorrebbe fare il critico di cinema, ma non riesce ad arrivare a fine mese (Santamaria), un insegnante di liceo precario (Rossi Stuart) e infine una ragazza che lavora come cameriera (Ramazzotti). “Anche io, come il mio personaggio, mi sento un po’ sbagliata- dice Micaela Ramazzotti-. Le eroine non mi sono mai piaciute. L’umanità è piena di imperfezioni. Più interpreto personaggi di questo tipo e più, in qualche modo, faccio pace anche con me stessa. Per lei i migliori anni sono quelli che verranno e forse anche per me”.

Nel cast anche Nicoletta Romanoff e, per la prima volta sul grande schermo, la cantante Emma Marrone. La Romanoff si è quasi imposta (“Volevo fortemente lavorare di nuovo con lui, l’ho praticamente costretto a farmi un provino”), mentre Emma ha accettato questa sfida convinta da “quel pazzo di Gabriele”: “Mi sentivo piccola piccola in mezzo a questi titani del cinema italiano, che però mi hanno sempre supportata. Gabriele poi è una persona davvero garbata e gentile. E’ sempre educato nei confronti di tutti. Non avevo mai recitato neanche a scuola. L’ho fatto con la pancia e aggrappandomi all’immaginazione”. Nella colonna sonora anche tanto Claudio Baglioni (il film prende il titolo da un suo inedito) perché “è stato il cantautore più ascoltato e comprato negli ultimi cinquant’anni”.

Emma Marrone in una scena del film

Il risultato è “un film pacificante e rassicurante”, dice Muccino, che poi sottolinea: “Io lo volevo più amaro. Ma Favino mi ha suggerito di evidenziare che la vita va avanti”.

Per concludere, in quale dei vari personaggi si ritrova di più? “Li amo tutti allo stesso modo. Sono contemplativo come il personaggio di Kim Rossi Stuart, ho un’anima ambiziosa e corruttibile come quella di Favino e ho paura della mediocrità e del fallimento come Santamaria. Somiglio a ognuno di loro e sono anche Micaela nella mia parte femminile”. 

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