Max Bruno, back to the future

"Un mix tra Ritorno al Futuro e Romanzo criminale", dice il regista romano. Che presenta la commedia Non ci resta che il crimine, con Gassmann, Tognazzi, Giallini e Pastorelli. Dal 10 gennaio in sala
Max Bruno, back to the future

“In questo film Ritorno al futuro incontra Romanzo Criminale”. Così il regista Massimiliano Bruno presenta la sua commedia Non ci resta che il crimine, che uscirà nelle sale il 10 gennaio in 400 copie con 01 Distribution.

I protagonisti (Alessandro Gassmann, Marco Giallini e Gianmarco Tognazzi) sono tre amici che organizzano un “Tour Criminale” di Roma alla scoperta dei luoghi simbolo della Banda della Magliana. Improvvisamente catapultati nel passato si ritroveranno nel 1982 nei giorni dei Mondiali di Spagna faccia a faccia con Renatino, capo della Banda che all’epoca gestiva le scommesse clandestine sul calcio, qui interpretato da Edoardo Leo, per la prima volta nei panni del cattivo. A complicare ulteriormente questa avventura criminale contribuiranno anche l’amante del Boss (Ilenia Pastorelli) e il nerd Gianfranco (lo stesso Massimiliano Bruno).

“La fortuna è stata quella di avere la nazionale degli attori. Il titolo è un omaggio a Troisi e Benigni e a un capolavoro come Non ci resta che piangere che è un caposaldo della commedia italiana. Inoltre ha in sé un richiamo a un viaggio nel tempo. Ho rievocato anche un film come I soliti ignoti e un certo tipo di commedia italiana. Ho pensato di fare un film nuovo che fosse una commistione di generi: ci sono le componenti di un film fantasioso come la commedia americana e quelle di un poliziottesco anni settanta italiano. Un’action comedy montata e girata con gli zoom sulle facce dei malviventi, con lo split screen e un certo tipo di fotografia cupa”, dice il regista che ha scritto questo film insieme ad Andrea Bassi, Nicola Guaglianone e Menotti.

Sul paragone con Romanzo Criminale e sulla critica che una storia esecrabile come quella della Banda della Magliana possa diventare divertente o perfino essere emulata e i suoi protagonisti negativi possano essere visti come degli eroi, risponde: “Nel nostro film il cattivo rimane cattivo ed è Renatino, mentre il pubblico sta dalla parte dei protagonisti che sono tre farlocchi. Non è che vedendo Don Matteo diventiamo tutti sacerdoti. Penso che la società civile faccia molto peggio del cinema. Il cinema non può fare male. Può semmai fare del bene come nel caso del bel film su Stefano Cucchi. Una pellicola che anima le persone a reagire e crea un imbarazzo nelle istituzioni, che magari agiscono. Nel nostro caso, trattandosi di una commedia, credo che non ci sia nulla di criticabile da questo punto di vista”.

“La realtà è stata solo uno spunto. Un pretesto per creare una storia che ha un sotto testo di spessore e cioè l’importanza dell’amicizia”, precisa poi Nicola Guaglianone. E Andrea Bassi aggiunge: “Volevamo raccontare il perverso meccanismo del potere che stritola tutto e tutti, anche le amicizie. Per fare questo abbiamo lavorato dentro immaginari già esistenti, come quello della Banda della Magliana, ironizzando”.

“C’è un immaginario di riferimento negli ultimi anni su De Pedis tra il film, la serie e il romanzo. Io ho accantonato tutto e ho fatto un lavoro non cercando la biografia del personaggio, ma esasperando quello che c’era già nella sceneggiatura: moltiplicando la sua gelosia e la sua ferocia per mille. E’ un personaggio che risulta addirittura divertente nella sua cattiveria. Ringrazio i miei colleghi perché c’è stato un clima di grande fiducia e sincerità”, dice Edoardo Leo a proposito della sua interpretazione di Renatino. E Massimiliano Bruno aggiunge: “C’è stata grande attenzione al rispetto dei ruoli. C’è stato chi ha avuto un arco di trasformazione preciso come Gianmarco Tognazzi, chi doveva rimanere cattivo e credibile come Edoardo Leo e gli altri due: il velleitario Marco Giallini e il fessacchiotto Alessandro Gassmann”.

“Interpreto un allocco”, specifica Gassmann che poi ricorda come era nel 1982: “Pensavo alla pallacanestro e il pomeriggio lavoravo in una discoteca romana che si chiama Piper. Ero nel servizio d’ordine per sfangare il biglietto d’ingresso. Avevo la vespa truccata e impennavo per tutta Roma. Ero particolarmente sereno e la notte che l’Italia vinse i Mondiali stavo a Sabaudia. Mi buttai in mare per festeggiare”.

Infine Ilenia Pastorelli, l’unica donna del cast, dice: “Quando ci furono i Mondiali del 1982 non ero ancora nata. Però sono nata e cresciuta alla Magliana e quei personaggi erano per me in qualche modo leggendari. Qui interpreto Sabrina, una donna sopraffatta da Renatino. Lei non è la moglie, me è l’amante. Riesce però a farsi forza del suo ruolo: manipolando gli uomini attraverso il sesso”.

Ritorno al futuro è una trilogia. Ci sarà un sequel anche di Non ci resta che il crimine? “Vediamo prima come va questo”, risponde Bruno.

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