Ma è La solita Commedia?

"Raccontiamo l'Italia, il piccolo mostro che cova in ognuno di noi", dicono Biggio e Mandelli. Dal 19 marzo il loro Inferno è in sala
12 Marzo 2015
Ma è La solita Commedia?

“Se I mostri sono il nostro modello? Non facciamo paragoni, diciamo solo che abbiamo lo stesso spirito, vogliamo raccontare l’Italia e gli italiani, non i politici ma la gente comune. Il piccolo mostro che cova in ognuno di noi”. Parola di Fabrizio Biggio che con il sodale Francesco Mandelli ritorna sul grande schermo in La solita Commedia – Inferno, prodotto da Wildside e distribuito da Warner Bros. dal 19 marzo in 400 copie.
Diretto con Martino Ferro, La solita Commedia è ambientato nel 2015, con l’Inferno nel caos: dove piazzare i nuovi peccatori, dagli Hacker agli stalker? La missione viene riaffidata a Dante (Mandelli), che tornerà brevemente sulla Terra per mappare i peccatori 2.0 e quindi procedere alle ristrutturazione dei gironi: OK, ma chi gli farà da Virgilio (Biggio)? “Non vogliamo scomodare nessuno – dice Mandelli – ma Cochi e Renato, Jannacci e la comicità milanese sono dei riferimenti per noi: se non volete vedere la solita commedia, andate a vedere La solita Commedia!”.
Nel cast anche Gianmarco Tognazzi, Tea Falco e Daniela Virgilio, Biggio e Mandelli interpretano un’infinita di personaggi, con “la libertà di scherzare – dice Mandelli – anche su cose serie e drammatiche”, dai poliziotti che malmenano un distributore automatico, a un Dio alcolizzato e tabagista, fino al “padre Pio migliore mai rappresentato”, perché “bisogna spostare i paletti, e – aggiunge Biggio – forzare il pubblico”.Se Biggio, Mandelli e Ferro rivendicano che “da soli non si va da nessuna parte, il lavoro si fa insieme”, dopo “i tic e le nevrosi dei Soliti idioti qui puntiamo ai grandi peccati, quelli nuovi”, prendendo – dice Ferro – da ”Made in Italy di Nanni Loy, ma anche Terminator, Trainspotting e World War Z”.Tra i peccati messi alla berlina da Biggio e Mandelli, c’è al dipendenza da smartphone: “L’abuso di tecnologia – dice Mandelli – ci fa male, un tempo le cose erano più belle, le case, le macchine e la comunicazione tra persone. Non sono contro l’uso dei sociale network, ma l’abuso”. Tra le invenzioni più riuscite del film, il Ministero della Bruttezza (presieduto da Tognazzi), alla cui guida Biggio vedrebbe bene “Gasparri, Alfano e Salvini”. Conclude Tea Falco: “Questo film è La grande bellezza in chiave comica, chiamiamolo La grande bruttezza”.

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