Le Verità di Colin Firth

L'attore a Roma con il regista Egoyan: "Lo spettacolo come la droga. Educa all'egoismo e condanna alla solitudine"
7 Aprile 2006
Le Verità di Colin Firth
Colin Firth in False verità

Droga, eccessi e solitudine all’ombra dei riflettori. Questa la dimensione privata dello spettacolo, le False verità dello showbusiness, contro cui punta il dito Atom Egoyan nel suo omonimo film con Colin Firth, Kevin Bacon ed Alison Lohman, presentato in anteprima all’Alba International Film Festival Infinity e in uscita il prossimo 14 aprile. Il conflitto fra essere e apparire, menzogna e illusione che accompagna tanti altri suoi film, torna questa volta ancor più prepotente, in una storia ambientata dal regista nel mondo della tv americana degli anni ’50. “Quello che mi interessava – spiega Egoyan, a Roma con Colin Firth – era sottolineare l’abisso fra la tranquillizzante dimensione pubblica dei protagonisti e la degradante realtà che vivono nel privato”. A esasperare il contrasto, la manifestazione di beneficienza che incorona il successo dei personaggi interpretati da Colin Firth e Kevin Bacon. Dei due, popolari intrattenitori televisivi all’apice della carriera, una giornalista indaga i trascorsi fino a scoprirne inquietanti retroscena di alcoolismo, violenza e addirittura omicidio.
“Lo spettacolo è come la droga – conferma Colin Firth -: un mondo che educa all’egoismo, crea dipendenza e costringe a sempre nuovi stimoli, per poi condannarti a una solitudine senza appello”. L’attore, da oggi al cinema anche nel favolistico Nanny McPhee con Emma Thompson, è nella storia Vince, elemento debole della coppia, costretto dalle dinamiche a covare frustrazioni e invidia nei confronti del collega Lanny: “Di fatto interpreto due personaggi quasi opposti – dice Firth, dando prova di  un perfetto italiano -: quello sul palcoscenico sembra tenere tutto sotto controllo, ma di fatto non è così.  In realtà è Lanny ad avere la situazione in pugno: a lui non resta che esagerare, misurarsi in una folle gara e superarlo in qualsiasi eccesso”. Un ruolo duro, a tratti anche estremo, che ha costretto Firth a esibirsi anche in alcune scene di sesso: “Mostrarsi nudo di fronte ai colleghi fa all’inizio una strana impressione. Superata questa barriera resta però solo una cosa strana fra le tante che caratterizzano il nostro lavoro”. Ben più profondo, dice, il segno che lasciano violenza e coinvolgimento emotivo: “Picchiare qualcuno fin quasi ad ucciderlo, farsi venire un attacco isterico: sono queste le prove più disturbanti”.
Alle spalle di False verità è l’omonimo romanzo, di prossima pubblicazione per la Fandango Libri, che Rupert Holmes ha dichiaratamente ispirato al rapporto fra Jerry Lewis e Dean Martin. “A differenza del testo – dice Egoyan – ho cercato di evitare qualsiasi riferimento a personaggi riconoscibili. E’ però impossibile, nell’immaginario americano, non associare una trasmissione di solidarietà come il Telethon, con l’icona di Jerry Lewis che l’ha lanciato”. Lanny, il personaggio interpretato da Kevin Bacon, è anzi dichiaratamente ispirato a Lenny Bruce, icona dell’umorismo ebraico, già incarnata da Dustin Hoffman nell’omonimo film del ’74: “Ho scritto la parte pensando a lui – racconta Egoyan -. E’ una versione forse un po’ più edulcorata e accessibile, ma comunque funzionale a punzecchiare il conformismo americano”. Non è un caso, tiene a sottolineare il regista, che False verità sia stato vietato negli Stati Uniti ai minori di 17 anni: “Non c’è nulla di estremo – si indigna -, se non il coraggio di smascherare i personaggi e mostrarne la vulnerabilità emotiva”.
Il risultato è quello che lui stesso considera un film del tutto diverso dai suoi precedenti. Un noir, in cui per la prima volta affronta il tema della cultura popolare americana, ricorrendo agli stilemi classici del genere e piegando tutti gli elementi ad una rappresentazione formalmente innovativa. “Non è un film americano, ma canadese – fa notare Egoyan – e questo fa una grande differenza. Per quanto possa sembrare un prodotto di hollywood, è stato realizzato al di fuori di tutti i suoi limiti e condizionamenti”. La ritorsione del sistema è arrivata però con il divieto: “Negli Usa ha pregiudicato fortemente il successo del film. Non soltanto ci ha impedito di farlo uscire, ma anche di pubblicizzarlo su larga scala. Al terzo tentativo di rimetterci le mani, ci siamo dovuti arrendere”. Colin Firth ha nel frattempo finito di girare The Last Legion, tratto dall’omonimo romanzo di Valerio Massimo Manfredi. Nel film, in cui affiancherà Ben Kingsley, veste gli inediti panni di un centurione, negli ultimi anni dell’Impero Romano: “E’ stata una grande avventura – racconta soddisfatto in italiano -. Appena salito a cavallo con la spada in mano, ho scoperto di essere un bambino”. Ancora congelato, invece, Toyer di Brian De Palma: “L’ultima volta ne abbiamo parlato tre anni fa. Lui era entusiasta, ma gli piace pianificare a lungo termine. Non è quindi escluso che riusciremo davvero a farlo”.

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