Lacci in Mostra

"Ci riguarda, tutti noi siamo parte o figli di una coppia separata", dice Daniele Luchetti. Che apre Venezia 77 con l'adattamento da Domenico Starnone
Lacci in Mostra
Set di "Lacci", regia di Daniele Luchetti.

“Sono rimasto molto colpito, dalla scrittura, la lingua e la letteratura di Domenico Starnone, trarne un film era molto difficile, ma l’abbiamo fatto”. Parola del regista Daniele Luchetti, il suo Lacci apre Fuori concorso la 77. Mostra di Venezia e questa sera stessa, unitamente alla cerimonia di inaugurazione del festival, verrà proiettato in cento sale selezionate di tutta Italia per poi essere distribuito da 01 dal 1° ottobre.

Dal romanzo di Domenico Starnone, sceneggiato a sei mani dallo scrittore stesso, Luchetti e Francesco Piccolo, è interpretato da Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini, Linda Caridi.

Nella Napoli dei primi anni ’80 Aldo (prima Lo Cascio e poi Orlando), che lavora in radio a Roma, si innamora della giovane Lidia (Caridi) e lascia la moglie Vanda (prima Rohrwacher e poi Morante) e i due figli, Anna (adulta Mezzogiorno) e Sandro (adulto Giannini): trent’anni più tardi, Aldo e Vanda sono ancora insieme, ma non c’è da rallegrarsene.

“Non abbiamo avuto paura dei dialoghi, del molto parlare, anzi, li abbiamo potenziati: è un film di parola, e riguarda tutti noi, tutti noi siamo parte di una coppia o figli di una coppia separata, mi sono identificato a turno in tutti”, afferma il regista.

Lo Cascio ironizza, “questi personaggi fanno scelte discutibili, anche crudeli, è difficile dire in cosa assomigli loro”, poi parla dell’adattamento: “Non avevo letto il libro, ma credo il lavoro fatto in sceneggiatura punti ancora più all’essenza, alla ricerca dei moventi dei personaggi”.

Assenti dal Lido Rohrwacher e Orlando, Morante sconfessa apparentamenti tra sé e Vanda: “Non ho esperienze personali simili, io penso che l’affetto possa vivere in eterno a condizione di cambiarne la forma esteriore, non ci si deve aggrappare”, e analogamente Giannini: “Grazie a Dio non provengo da una famiglia così avvelenata da tradimento, inganno, bugia e rimpianti”. Sulla stessa lunghezza d’onda Linda Caridi: “L’affetto è un laccio positivo nel coraggio della verità: in amore non è possibile il compromesso, c’è un’esposizione al rischio nel momento in cui ci si allaccia a qualcosa, qualcuno”.

Sulla traduzione dalla carta allo schermo, Luchetti ha puntato a una regia che “mantenesse in azione e tensione quel che avevo in scena, come se qualcosa stesse per spaccarsi o si fosse spaccato. Ho lavorato con gli attori sui sottotesti, odio e rabbia, li ho aiutati a esplorare più possibilità, la vitalità dello scritto, e metterlo alla prova. E poi le cose nascoste”. Conclude Piccolo, “abbiamo sentito l’autenticità del libro, ci abbiamo creduto molto: la verità dei personaggi, la scrittura letteraria che ha la forza di arrivare anche al cinema, abbiamo creduto pienamente al libro di Starnone”.

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