L’aborto clandestino in Concorso

"Una storia aldilà dell’epoca e della barriera dei sessi”, dice la regista Audrey Diwan. Che adatta il romanzo L'événement di Annie Ernaux
6 Settembre 2021
Festival, Personaggi
L’aborto clandestino in Concorso

“Ho voluto ripercorrere questa storia cercando di andare aldilà dell’epoca e della barriera dei sessi”. Così la regista francese Audrey Diwan parla della sua opera seconda dal titolo L’Événement in concorso alla Mostra del cinema di Venezia.

Il tema è l’aborto clandestino. Siamo in Francia, nel 1963: la legalizzazione dell’aborto si realizzò grazie alla Legge Veil nel 1975. Protagonista è Anne (Anamaria Vartolomei), una brillante studentessa che quando resta incinta vede svanire la possibilità di poter portare a termine i propri studi e di sfuggire ai vincoli insiti nella sua estrazione sociale.

Tratto dal romanzo autobiografico L’événement di Annie Ernaux (“La lettura del libro è stata fondamentale”, dice la regista), il film parla di un argomento ancora molto attuale: “un tema importante per tutti”.

“Non sapevo che cos’era l’aborto clandestino perché sono molto giovane e ho avuto la fortuna di nascere in Francia dove l’interruzione di gravidanza è legale. In molti paesi però ancora non lo è”, dice l’attrice Anamaria Vartolomei, qui nel ruolo di una ragazza che vive un “incubo individualistico”, ma che decide di andare contro legge, affrontando la vergogna, la condanna e il dolore, e rischiando la prigione per seguire la propria strada.

Ad aiutarla in questa sua scelta vi sarà il personaggio interpretato da Anna Mouglalis. “Questo è un argomento di estrema attualità. In Italia il 70% delle persone parla di obiezione di coscienza- dice l’attrice-. Anche in paesi dove esiste il diritto all’aborto ci sono stati molti impedimenti. L’aborto sommerso esiste, poche donne lo dicono, ma fa parte del nostro vissuto”.

Al centro del film vi è anche il tema della pressione sociale che subiscono le ragazze, spesso costrette a sposarsi per trovare il proprio posto nel mondo e per non subire l’emarginazione sociale.

“Volevo raccontare il senso di libertà di questo personaggio trasversale. Anne è una ragazza che si riappropria del proprio corpo. Ho voluto seguire il mio personaggio nella sua evoluzione e condividere le sensazioni che si provano vivendo questa clandestinità”, specifica la regista. Che poi precisa: “Nella storia ci sono anche alcuni personaggi maschili, come un amico di Anne. All’inizio lui ha reazioni molto violente, ma alla fine comprende la sofferenza di lei e la aiuta. Tanti medici capiscono cosa significhi abortire. Non volevo stigmatizzare la presenza maschile nel film”.

Infine il produttore Edouard Weil per Rectangle Production conclude: “Questo film è di un’importanza fondamentale. È un film politico ed essenziale. Vivo in un paese dove questo diritto è ormai acquisito, ma in Francia ci sono ancora tante voci contrarie all’aborto”.

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