La svolta di Sorrentino

"Torno qui 20 anni dopo L'uomo in più", dice il regista Premio Oscar oggi in gara a Venezia. Con È stata la mano di Dio, suo primo film di matrice autobiografica
La svolta di Sorrentino
Paolo Sorrentino - Foto Karen Di Paola

(Cinematografo.it/Adnkronos) – Sono venuto qui al Lido 20 anni fa quando ero all’inizio e mi piace pensare che questo sia un nuovo inizio. Questo era un film che non si poteva raccontare come gli altri: bisognava far parlare i sentimenti e le emozioni”.

Paolo Sorrentino ammette che ‘È stata la mano di Dio’, il film autobiografico presentato oggi in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia rappresenta una svolta nella sua cinematografia, sia dal punto di vista stilistico che per il coraggio di raccontare una storia così intima e personale legata alla scomparsa dei suoi genitori quando era ancora un adolescente.

“E’ stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino.
Nella foto Filippo Scotti.
Foto di Gianni Fiorito

“Ad un certo punto – ha detto il regista napoletano – si fanno i bilanci. Bukowsky ne fece uno bellissimo della sua vita che mi è piaciuto molto, disse: ‘gli dei sono stati proprio buoni, l’amore è stato bello e il dolore è arrivato a vagonate’. Più o meno il motivo di questo film è questo. A un certo punto mi sono resto conto che c’era stata una grande parte d’amore nella mia vita da ragazzo e anche una parte molto dolorosa e mi è sembrato che tutto questo potesse essere declinato in un racconto cinematografico, indipendentemente dalle mie esigenze e dai miei bisogni. Forse l’ho fatto adesso perché ho l’età giusta per farlo: ho compiuto 50 anni l’anno scorso e mi è parso che ero abbastanza grande e maturo per affrontare un film personale. Poi avevo un caro amico e collega che mi diceva sempre che non faccio cose personali e l’ho presa come una provocazione da raccogliere.

Il titolo del film ‘È stata la mano di Dio’ (targato Netflix, arriverà nelle sale e sulla piattaforma in autunno) è legato alla nota vicenda di Maradona ma anche alla storia di Sorrentino, perché fu proprio una partita del Napoli di Maradona ad impedirgli di essere con i suoi genitori in montagna quando entrambi morirono per esalazioni di monossido di carbonio: “Bellissima frase paradossale, perché detta da un giocatore di calcio all’unica parte del corpo che non può essere usata in quel gioco e mi sembrava una bellissima metafora. Mi sembrava emblematica ed è un titolo che è in relazione al caso o a chi crede a dei poteri divini. Ed io, sembrerà peregrino, ma credo in un potere semidivino di Maradona”, ha aggiunto, chiarendo di non avere potuto parlare con Maradona del progetto: “No purtroppo non sono riuscito a parlargli. Non era un uomo facilmente accessibile. Il mio grande rammarico è non poterglielo fare vedere”. Si era parlato anche di una minaccia di azione legale di Maradona contro il film: “Non credo che lui sapesse neanche bene del film, credo piuttosto che potesse essere arrivata qualche lamentela da parte di qualcuno del suo entourage”. Quanto al lutto per la sua morte, “io non capace di esprimerlo a parole”.

‘È stata la mano di Dio’ uscirà in cinema selezionati il 24 novembre e su Netflix il 15 dicembre 2021 e che segni “una svolta” all’insegna del “coraggio”, addirittura “un colpo di scena” nella cinematografia di Sorrentino è convinto anche il produttore Lorenzo Mieli che giudica molto felice anche la prima collaborazione con Netflix.

Protagonista del film interpretato da Filippo Scotti è Fabietto Schisa, adolescente introverso che cercherà nel cinema un’alternativa alla realtà dolorosa e “scadente”. “Per interpretare Fabietto – ha spiegato il regista – sicuramente cercavo un attore bravo che ti levano dall’incombenza di doverli dirigere e lui lo era, e poi mi sembrava di intravedere dai provini che avesse la stessa timidezza e lo stesso senso di inadeguatezza del ragazzo che io mi ricordavo di essere stato a 17-18 anni”. Scotti ha spiegato di aver cercato di “carpire il più possibile da Sorrentino e di aver passato un agosto a Napoli ascoltando la musica e vedendo i film che avrebbe visto Fabietto” per prepararsi.

Mentre nei panni dei genitori ci sono Teresa Saponangelo e Toni Servillo. “Io sono stato promosso sul campo da Paolo da fratellone, come normalmente mi definisce, a padre. Venti anni fa – ha detto l’attore – ero con Paolo qui al Lido ed è capitato nella nostra lunga e proficua collaborazione che mi dicesse che prima o poi avrebbe trovato la distanza giusta per raccontare questo episodio drammatico della sua vita e mi diceva: ‘ti chiederò di fare il padre’. Naturalmente è emozionante ricevere una proposta del genere, però non ci ha mai chiesto di essere esattamente quello che è conservato nel privato della sua memoria. Ci ha dato qualche spunto. Lo spunto più bello che ha dato a Teresa e a me è quello di apparire molto innamorati, perché questo amore è il bagaglio che Fabietto, finito il tempo della spensieratezza, si porterà dietro quando deve camminare con le proprie gambe”.

“Io – ha aggiunto Teresa Saponangelo – ho interpretato il fatto che Paolo mi abbia scelto per questo ruolo prima di tutto come una manifestazione d’affetto. Un affetto che è cresciuto nel film. Ma ho preso l’avermi scelto anche come una scelta che conferma la grande libertà di Sorrentino e la sua capacità di fare scelte anticonvenzionali”.

Nei panni di una zia pazza e bellissima c’è Luisa Ranieri: “Ho cercato di lavorare non tanto sul fatto che fosse pazza ma sul dolore che questa donna provava al punto da voler fuggire dalla realtà. E poi mi sono fidata completamente. Non ho nemmeno mai chiesto a Paolo se fosse mai esistita questa zia, tanto era scritta bene”.

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