La ri-scoperta dell’Italia

Media e territorio fra città, regioni e luoghi intermedi: allo Spazio FEdS, la ricerca realizzata da Ce.R.T.A e Cattolica per Il Turismo
La ri-scoperta dell’Italia
da sinistra Mario Gatti, Marco Cucco, Massimo Scaglioni, Anna Sfardini, Marco Allena, Stefania Ippoliti, Paolo Carelli (foto di Stefano Micozzi)

Anche quest’anno, in occasione della Mostra del Cinema di Venezia, si rinnova la collaborazione tra la Fondazione Ente dello Spettacolo e l’Università Cattolica del Sacro Cuore. E si inizia, nello Spazio FEdS alla Sala Tropicana 1 dell’Hotel Excelsior, con la presentazione della ricerca “La ri-scoperta dell’Italia: media e territorio fra città, regioni e luoghi intermedi” realizzata da Ce.R.T.A (Centro di ricerca sulla televisione e gli audiovisivi) e Cattolica per Il Turismo, in partnership con Publitalia ’80 – Gruppo Mediaset.

“Un appuntamento ormai annuale – introduce Mario Gatti, Direttore Sede di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore – per capire come l’audiovisivo può promuovere il territorio. Una ricerca non episodica, che dura nel tempo e tocca ogni anno argomenti diversi”.

È Massimo Scaglioni, Direttore del Ce.R.T.A., a svelare i primi risultati della ricerca: “L’obiettivo era riflettere sui tentativi fatti in questi anni dal cineturismo. Ma in chiave scientifica, una ricerca per quantificare i dati. Ogni prodotto genera un effetto: di fronte a ogni rappresentazione audiovisiva c’è una ricaduta sul territorio. In oltre il 90% dei casi riscontriamo una fidelizzazione che spinge i viaggiatori a riscoprire territori già conosciuti. Ma anche a scoprirne di nuovi, come è accaduto negli ultimi due anni di pandemia: il turismo interno ha portato gli italiani a riscoprire il proprio paese, visitando per la prima volta regioni mai percorse prima. È una nuova geografia che parte dai prodotti audiovisivi”.

“I territori tradizionalmente non conosciuti stanno avendo una nuova rilevanza – spiega Paolo Carelli, ricercatore Ce.R.T.A. – perché sono mostrati sotto una luce nuova, restituiti in una rappresentazione inedita. La strategia delle produzioni si sta indirizzando verso una diversificazione del racconto, con luoghi iconici raccontati con prospettive differenti e la scelta di concentrarsi sui territori intermedi. Abbiamo considerato oltre 150 titoli, trasversali a generi e linguaggi, per costruire un driver di storie per scoprire un’Italia composita e multiforme”.

Due casi particolari: “Il Veneto – continua Carelli – sta cercando di andare oltre Venezia, peraltro una città che oggi viene raccontata in una dimensione più notturna e segreta come nella miniserie Non mi lasciare. Pensiamo a Vicenza, che grazie alla serie Luce dei miei occhi viene conosciuta e riconosciuta da luce. Ma anche verso il Delta del Po, in cui è ambientato il primo episodio di Dinner Club, un prodotto fondamentale per ragionare sulla multiterritorialità. E poi la Toscana, che non avrebbe bisogno di un particolare racconto mediale ma si sta consolidando aprendosi a coproduzioni impegnate nelle aree periferiche, come Fosca Innocenti ad Arezzo. Comunque i casi notevoli sono tanti: la riscoperta della Milano periferica, del sud della Lombardia dopo Chiamami col tuo nome, la Liguria del cartoon Luca, la Sicilia che non è solo Montalbano. In questo senso il ruolo delle film commission è fondamentale per intercettare nuovi territori”.

“In Toscana – riflette Stefania Ippoliti, presidente della Toscana Film Commission – siamo in bilico tra l’entusiasmo di essere scelti e le sofferenze nel modo di essere rappresentati. La Toscana è un marchio riconoscibile, sempre presente nell’immaginario dei viaggiatori di tutto il mondo. Non è nostro compito giudicare qualità prodotto (quindi non abbiamo messo bocca su una cosa melensa come Love & Gelato). Ospitare produzioni internazionale significa promuovere il territorio ma anche dare slancio all’occupazione”.

Le fa eco Marco Allena, presidente Fondazione Lombardia Film Commission: “La nostra è un’attività culturale ed economica, in cui abbiamo un ruolo di intermediazione avanzata, favorendo lo scambio reciproco tra territori e produzioni. Dobbiamo spostare l’attenzione su realtà meno conosciute, attivare reti locali, adottare nuovi paradigmi”.

Anna Sfardini, responsabile delle attività di ricerca Ce.R.T.A., osserva: “La dinamica che si crea tra spettatore e contenuto audiovisivo trasforma l’esperienza di visione in esperienza di viaggio. Serie e film costituiscono uno stimolo per generare effetti. Le persone che già conoscono un territorio quando lo ritrovano rappresentato trovano ragione per confermare la loro fedeltà. Altri elementi fondamentali nel desiderio del viaggio sono la scoperta dell’ignoto, l’adesione a certe funzioni del racconto, l’attivazione memoriale dei paesaggi”.

La ricerca vede tra i partner anche Publitalia ’80, come sottolinea Matteo Cardani, direttore generale Marketing: “Il cineturismo è un tema forte per Mediaset, un settore strategico che merita molti investimenti pubblicitari. Decisive le film commission per stipulare sinergie con le regioni e analizzare territori ricchissime per luoghi e iconografia. Anche perché il rischio è sempre l’effetto cartolina che produce immagini non distintive: le film commission aiutano a uscire da immagini stereotipate e comunicare una nuova voglia di viaggio”.

Interessante il rapporto tra l’Italia e Bollywood: “Nel 2013 – spiega Marco Cucco, direttore Master in Management del Cinema e dell’Audiovisivo, Università di Bologna – 13 o 14 produzioni indiane sono approdate a Milano. Perché? Tre ragioni: si sa di poter contare su buoni servizi come la rete e il supporto delle film commission; il bel tempo; la spettacolarità delle bellezze locali. L’Italia è uno sfondo che amplifica sentimenti. Il film più costoso del cinema indiano è stato girato in 5 regioni. Dal 2009 sono 49 le produzioni indiane girate da noi, tutte legate a una sola società. Serve maggiore interazione tra settori nazionali e internazionali, anche per l’industria indiana è molto informale, legata a rapporti di fiducia”.

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