Je suis Sorrentino

Dall'inglese a Venditti, passando per Maradona e Michael Caine: il regista a Cannes svela i segreti di Youth
Je suis Sorrentino

La parola a Paolo Sorrentino, per la presentazione in Concorso a Cannes del suo nuovo film, Youth.

L’inglese
Perché la lingua inglese? Solo gli inglesi possono esser fatti sir, credo, e poi volevo il rapporto con la regina. Inoltre, il film concepito per Michael Caine: non l’avrei fatto senza di lui, ha carisma, classe, eleganza che raramente si trovano in attori di una certa età. E per Paul Dano volevo avesse interpretato un supereroe, un’altra ragione per cui non poteva non esser girato in inglese. Non c’è niente di male che registi non inglesi girino in inglese: le nuove generazioni hanno una cultura di riferimento non solo esclusivamente italiana. Viceversa, trovo strabico fare paragoni tra registi italiani di oggi e ieri: è un discorso superato.

Sceneggiatura
L’ho scritto da solo. Ma anche quando ho lavorato con Contarello la prima stesura la scrivevo da solo, poi la passavo a lui che me la ripassava. Per me la collaborazione con Contarello è stata formidabile.

Commozione
Io a commuovere e far ridere ci provo sempre, spesso non ci riesco, non sono abbastanza bravo. Forse questo è il mio film più semplice e diretto questo, ma io mi commuovevo anche con Il Divo, con Andreotti che guardava la tv con la moglie.

Personale
E’ un film molto personale, ed è un film d’amore: è la mia massima capacità di formularlo, perché ho tanti pudori, e riprendo l’amore nell’amicizia, la memoria, il rapporto genitori e figli.

Caine
Mi ha detto: “Io per una battuta sono pronto a uccidere”. Il primo giorno di riprese ha cronometrato il percorso dall’albergo al set per non arrivare tardi: ha 82 anni, suona paradossale, ma è la misura del professionismo.

Piccolo e grande schermo
Conta la libertà del regista, che sia tv o cinema. La tv forse è un mezzo più appetibile: c’è più libertà, disponibilità economica e intelligenza dei produttori.

Les italiens

Sono d’accordo con Moretti, la Cannes tricolore è frutto di exploit personali, ma è vero anche quel che gli ha replicato il ministro Franceschini. C’è compiacimento nel parlar male delle nostre cose, viceversa, qui in Francia c’è un maggior orgoglio.

Autoironia
Ho un po’ di sana autoironia in comune con Moretti. Almeno, lui l’ha di certo.

Passione
Il personaggio di Caine ha un’amorevole distanza dalle cose, che non garantisce la felicità, ma una certa quiete. Quello di Keitel è la passione per antonomasia: non bisognerebbe fare di un film questione di vita o di morte, ma è una cosa comune, una vera ossessione.

Maradona
Maradona ha frequentato più volte questi alberghi. Non è vero che questo film è un luogo dove vanno solo le persone non comuni, ma questi alberghi sono così costosi che… ci trovi calciatori, pop star.

Finale
Io faccio sempre lo stesso finale.
Botteghino
Le mie preoccupazioni sono terminate, io ho fatto il miglior film che ero in grado di fare. Non so se come dice Moretti il pubblico sia distratto o meno, ma il rapporto con il pubblico è misterioso.

Prima dell’Oscar
Il film l’ho scritto nell’agosto 2013, prima dell’Oscar.

Keitel e Caine
Il protagonista lo penso prima di scrivere. Keitel è stato per anni sempre nei film più belli da vedere, e la sua mitologia aumentava. Caine lo stesso, anzi, ha una statura tale per cui non ha bisogno di curriculum, la sua personalità conferisce autorevolezza.

Venditti
Antonello Venditti ne La grande bellezza era elegante, nella misura in cui Venditti può esserlo.

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