Ivan Aguirre, scatti dal Messico

A tu per tu con il fotografo di moda messicano. Che guarda al cinema: da PT Anderson a Bunuel
Ivan Aguirre, scatti dal Messico

“Figurati, mi sono traferito a Città del México con l’intenzione di studiare cinema…”

A parlare Ivan Aguirre, classe 1979, di Hermosillo, capitale dello Stato di Sonora, approdato nel DF (Distrito Federal) nel 1999, e da lì partito in orbita con la sua carriera di fotografo di moda tra i più quotati anche oltre la frontiera messicana: plurime le sue collaborazioni in Europa, per citarne una la rivista tedesca Schön Magazine (http://schonmagazine.com).

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Anima poliedrica, è stato anche capace di lanciare una linea di moda, CULTER, di cui ha proposto due stagioni con relative sfilate, lavorando anche in piccole produzioni indipendenti di teatro, cinema, televisione, prima di concentrarsi solo sulla fotografia: “Avevo troppo lavoro, per fortuna!”

Di recente la copertina e un servizio fotografico bomba per Grazia México e Nina Ricci, protagonista assoluta Laetitia Casta in foto che sembrano quadri, segno distintivo dell’arte di Ivan Aguirre, che utilizza l’editing come un pittore il suo pennello.

“Vengo da una famiglia di intellettuali e pittori, e lo porterò sempre con me…”

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Per MYTH di Manfre e Iker Iturria, Manuel Albarran ai costumi e l’interpretazione sorprendente della modella messicana Andrea Carrazco a impreziosire questo piccolo capolavoro, si era occupato della fotografia fissa di scena. Proprio MYTH sta continuando a fare incetta di premi e di presenze a Festival di qualità: oltre ai più “consoni” Fashion Film Festival (Miami, Londra, Medellin, Bruxelles), è stato invitato anche alla selezione ufficiale di una kermesse tout court, quella del prossimo San Diego International Film Festival (dal 28 settembre al 2 di ottobre).

Partecipazione che ha certificato idealmente la sua vocazione al cinema, che da qualche tempo l’ha spinto anche a sperimentarsi come regista di Fashion Film. A partire da Time Awaits (ottobre 2015), più uno “spot sperimentale”, per sua stessa ammissione, che è stato il trampolino per il passo successivo, La Dama Muerta, (https://vimeo.com/157400614), che ha partecipato alla Selezione ufficiale della prima edizione del MFFF (México Fashion Film Festival), protagonista ancora Andrea Carrazco: da Hermosillo, è stata scoperta da Aguirre, che la considera la sua modella preferita, la sua Musa, come ha potuto ammirare chi si è aggirato per le sale del FotoMuseo 4 Caminos di Pedro Meyer in occasione della mostra POSE, dove il fotografo era tra gli eccellenti protagonisti, tutte le sue foto con lei protagonista.

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“Andrea ha qualcosa d’importante… di magico… una forte personalità, anche se ha solo 22 anni. Forse è ancora presto per lei nel cinema, però non si sa mai… L’ho seguita fin dai suoi primi passi: quando si è trasferita a Città del Mexico era giovanissima. Come lei molte altre: sembrano donne ma sono bambine, e devi aiutarle a trovare la strada giusta. Il mio cammino nel cinema? Sto sperimentando, un passo alla volta…”.

Che sembra davvero poterlo portare lontano. Come si è potuto verificare con il recente Fashion Film che ha proposto alla prima edizione di SAMPLE al Cine Tonalá del DF, rassegna nata per volontà di Tony Solis, vulcanico fotografo ed editor che conosceremo presto… Titolo: Born to transform, un danzatore Butoh, Fer Zam, che si “trasforma”, si duplica sullo schermo, scindendosi e moltiplicandosi in frattali le cui forme sembrano arrivare a prendere le sembianze di divinità azteche, fondendosi con la luce… Nel mio cinema c’è tutta la mia passione per il surrealismo, il mio grandissimo amore per Luis Buñuel, il mio preferito.

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Anche se sembra tentato da Alejandro Jodorowsky…
Per El Libro de Modelos ho realizzato una foto con Alejandra Infante (super modella messicana, ndr): l’ambientazione era quella di Santa Sangre di Jodorowsky, ma non ho avuto tempo per organizzare un set adeguato, e il risultato è stato più soft di quello che volevo. Forse anche per questo Gabriel (Valdez, Haunted Mag, ndr) appena l’ha vista ha esclamato: questo è El Topo (sempre di Jodorowsky, ndr)! E così è stato. Però Jodorowsky mi piace più per visionarietà che per trama: in assoluto preferisco Buñuel. Serie televisive? Mi piace molto la sci-fiction: attualmente Stranger Things. Film in assoluto? Boogie Nights di P.T.Anderson.

È anche deus ex machina della rivista FLESH MAG, supportato come editor di moda da Mihaya Urtuzuastegui Wadgymar e il fotografo José Luis Lozano come web grafico.
È sempre stato il mio sogno realizzare una rivista, ma pensavo sarebbe stata un’impresa impossibile… E invece, certo molto difficile, è nata FLESH MAG. Abbiamo cercato inizialmente di stamparla, oltre a metterla a disposizione in versione digitale: ma alla gente ora non interessa, guardano più le marche che li potranno patrocinare, le reti sociali dove si potrà passare, a qualcosa d’immediata fruizione e impatto. Tutto “passa” molto velocemente… Mettici anche il governo che non ti appoggia, a partire dai permessi… Soluzione: stampa on demand.
Tratta di tutto, rispondendo alla mia personalità, molto curiosa: cinema, musica, moda, quello che ci va, captando gli umori della società. Chi lavora con noi è totalmente libero, sa che può fare ciò che non potrebbe con altre riviste.
Imperativo è Creare qualcosa che ispiri, che sia strumento utile per conoscere, stimolare curiosità in particolare negli studenti, nei giovani: è esasperante vedere come non accedano alle sterminate informazioni che ci sono grazie alla tecnologia attuale.

Un gruppo musicale messicano che vede adatto al cinema?
Jack and The Ripper: due gemelli. Geniali!

Il 2016 è stato un anno importante per la creatività messicana, come gli ultimi 3 con l’Oscar…
Penso che questa voglia di fare, di avere voce sia esplosa non solo per il brutto anno dell’economia messicana – il cambio dollaro-pesos è stato disastroso – ma anche perché dopo tanti anni di attesa e di frustrazione non si poteva più aspettare.

Il cinema messicano dopo l’Epoca d’Oro, vissuta fino alla fine degli anni Sessanta, è ora ritornato finalmente grande, e penso che Sólo con tu pareja (Uno per tutte, 1991) di Alfonso Cuarón segni il momento di questa risalita.
È però vero che tutti i grandi registi messicani, Iñárritu, Cuarón, Del Toro, si sono mossi negli Stati Uniti, e producono fuori dal México. Ma stanno lanciando un forte messaggio a tutti coloro che con pochi mezzi fanno molto: che continuino così, accrescendo la propria creatività. Al nostro Paese invece chiedono di fare qualcosa in più per aiutarli, per diventare ancora più forti. A noi spetta invece continuare a resistere, a reinvestire tutte le nostre energie, finanziare e creative, sostenendo la rete di relazioni e collaborazioni che iniziative come quella de El Libro de Modelos e di uno spazio come il FotoMuseo 4 Caminos di Pedro Meyer stanno intessendo.

E il muro di Donald Trump?
Sarebbe un grosso errore prima di tutto per loro, si brucerebbero, portando molti altri paesi ad allontanarsi da loro: non gli conviene.

Il suo rapporto con il mondo?
Sono stato in Francia (Parigi), Spagna. Ho collaborato con tre magazine a Madrid: non ho mai conosciuto di persona né parlato direttamente con un editor… Sono stato pubblicato da delle riviste italiane, però non ho mai visitato l’Italia: amerei farlo presto. Un’agenzia sembra voglia lanciarmi a New York. Forse andrò anch’io, come molti, però gli Stati Uniti non mi piacciono, anche se a New York si muove tutto… Comunque, il Messico sarà sempre la mia base.

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